Se c'era un modo per uscire bene da questa trasferta di metà settimana, sul campo dove l'anno scorso la Lazio è stata eliminata dall'Europa League, era vincere senza soffrire, senza infortunarsi, senza stancarsi, puntando magari sulla contemporanea mancata vittoria del Cska Sofia per assicurarsi il passaggio del turno e approdare ai sedicesimi con due giornate di anticipo, evento peraltro mai capitato nella storia della Roma: e tutto questo è successo a Cluj, intorno a una vittoria limpida e senza discussioni, con due gol maturati su calci piazzati nel secondo tempo con protagonista l'appena entrato Veretout, autore sia della punizione deviata in porta da Debeljuh per lo 0-1 sia del rigore (generoso) concesso dall'arbitro austriaco Lechner per un fallo sull'altro appena entrato Mkhitaryan, in triangolazione con il terzo appena entrato Dzeko. In un secondo tempo in cui gli altri due nuovi entrati sono stati due bambini all'esordio europeo, Milanese e Tripi (quest'ultimo alla prima in assoluto con la maglia dei grandi, mentre il trequartista aveva già assaggiato il campo ancora con i romeni all'andata). Esordio (europeo) anche per Calafiori, in campo dal primo minuto in una partita che poi ha regalato tatticamente anche diverse sorprese perché nel secondo tempo Fonseca si è divertito a rimescolare ruoli e competenze e la Roma ha finito la gara con Calafiori (esterno) da centrale, Veretout (interno) da esterno destro e Tripi (difensore) a centrocampo.

Tutto bene, insomma, ma non tutto facile. Perché a vederlo Petrescu magari non ha l'aspetto del sofisticato stratega, ma poi a scuola ha avuto i giusti professori (in Italia Zeman, ad esempio) e quindi gli scorre nelle vene un po' di calcio offensivo. Così ha pensato di affrontare la Roma senza tenere basse le linee, anzi alzando i suoi intermedi di centrocampo in pressione fino ai centrali di impostazione romanista, anche se, a dir la verità, senza grossi risultati. Perché la Roma ormai se la prendi alta ti palleggia in faccia e ti irride, se la aspetti più bassa trova linee di passaggio strette e assai frequentate, eppure libere per quella frazione di secondo che le autoalimenta.

Così pur apprezzando il coraggio di Petrescu, il Cluj s'è spesso rintanato davanti alla propria porta. Da qui lo stallo del primo tempo. Fonseca aveva scelto di non stravolgere tatticamente la sua squadra a costo di chiedere tecnicamente qualcosa di diverso a qualche protagonista: così Spinazzola s'è trovato da esterno alto di sinistra a interno basso di destra, reinventato difensore centrale di una difesa a tre caratterizzata per il resto da Cristante al centro e da Juan Jesus a sinistra. Una difesa inedita e irripetibile, che però ha funzionato nella misura in cui oggi la Roma agli avversari non permette neanche di avvicinarsi all'area. In mezzo i puri palleggiatori Villar e Diawara hanno fatto uscire la palla sempre pulita, Pellegrini e Perez se la sono venuta a prendere spesso in mezzo al traffico granata, e sugli esterni Peres e Calafiori hanno dato continui impulsi, senza alcun pudore. Così le linee del 4141 di Petrescu si sono sovrapposte nella metà campo difensiva, in un infinito possesso palla romanista senza troppi sbocchi. Ma a tanto controllo ha corrisposto appena un tiro in porta: di Borja Mayoral, terminale offensivo mobilissimo che sta cominciando a farsi apprezzare da compagni e tifosi. Nello specifico la sua conclusione diagonale su bella imbeccata di Diawara è stata respinta dall'impegno di Balgradean. Per il resto la Roma ci ha provato in tutti i modi, arrendendosi però al doppio muro che ha finito per ritrovarsi davanti, con i centrocampisti particolarmente aggressivi e non per caso finiti uno dietro l'altro, in otto minuti, sul taccuino dell'attento arbitro austriaco Lechner: Itu, Paun e Djokovic. E il Cluj? Neanche un tiro in porta, sono due conclusioni sbilenche: di Pereira e di Debeljuh.

Pellegrini si è fermato negli spogliatoi all'intervallo, al suo posto Veretout che in quattro minuti ha firmato la svolta, calibrando in area una traiettoria, su calcio di punizione laterale da trequarti campo, che nessuno è riuscito a leggere, fino al tocco di Debeljuh che ha ingannato Balgradean. Petrescu s'è allora giocato il tutto per tutto, rialzando un po' il baricentro con il più offensivo Chipciu al posto del frangiflutti Itu (al 6') e in pochi istanti è arrivato il primo tiro in porta, tenuto sotto sorveglianza da Pau Lopez, il titolare di coppa. Ma la Roma di questi tempi è talmente solida che non può essere il piccolo Cluj a disturbarla, né la nebbia incombente sullo stadio Radulescu e neppure il freddo che aveva fatto cadere morbidi fiocchi di nevischio per gran parte del pomeriggio su tutta la Transilvania. Così le trame fiammeggianti disegnate da Fonseca nelle esercitazioni di Trigoria hanno tracciato solchi anche qui, con le approssimative rifiniture di Peres in un caso o la bella parata di Balgradean su Mayoral in un altro ad impedire il raddoppio. Che poi però è arrivato subito dopo gli altri cambi, con Dzeko e Mkhitaryan in campo per Mayoral e Spinazzola, con conseguenti spostamenti di Peres a sinistra e Veretout a destra, e arretramento di Calafiori in difesa.

Due dei tre tenori giallorossi (il terzo Pedro è rimasto a prendere freddo in panchina) hanno subito confezionato l'azione che ha portato al rigore del 20': il loro palleggio stretto, complice anche un maldestro inserimento di Camora, ha messo l'armeno a tu per tu con il portiere che uscendo a valanga ha alzato il braccio senza mai toccare il pallone. Se l'arbitro avesse lasciato correre non sarebbe stato uno scandalo, ma evidentemente ha punito il braccio alzato finito contro le gambe di Miky. A trasformare il rigore l'infallibile Veretout. Poi è stata solo accademia, con il possesso lasciato ai romeni (a riequilibrare un po' il 70% del primo tempo) e una sola splendida azione rifinita da Milanese per Peres, assai maldestro nella conclusione. Ora alla Roma per arrivare prima nel girone basta pareggiare tra una settimana con lo Young Boys.