Quasi quattro mesi. Tanto è trascorso perché Gonzalo Villar ritrovasse la maglia da titolare in campionato. Prima di affrontare il Parma, la sua ultima dal primo minuto in Serie A risaliva alla stagione scorsa: giornata di chiusura del torneo, in casa della Juventus per l'ennesima volta vincitrice del titolo. Formazioni imbottite di alternative per l'imminente fase finale delle coppe europee, pubblico assente, ma pur sempre Juve-Roma. Caratterizzata da una prestazione superba del giovane spagnolo.

Esattamente come quella di domenica scorsa, contro gli emiliani. E per chiudere il cerchio, sulla falsariga della sua prima dall'inizio, a Cagliari, altri cinque mesi prima rispetto alla sfida dello Stadium. Tutte partite contrassegnate da gesti tecnici sopraffini, visione di gioco ben oltre la media, e soprattutto personalità da vendere da parte di Gonzalo. Ventidue anni e non sentirli.

Tre indizi in un arco di tempo così esteso potrebbero anche non valere una prova, ma nel frattempo l'ex Elche si è ritagliato una discreta fetta di esperienza in un calcio totalmente nuovo per lui, proveniente dalla seconda serie spagnola. Diversi spezzoni di partita in campionato fra il finale della stagione ultimata in estate e la parte iniziale di quella in corso. Più la presenza costante nelle formazioni schierate nelle tre sfide di Europa League. Anche in campo internazionale, Villar ha mostrato di non subire il contraccolpo dell'esordio né del salto di categoria. Merito di un carattere tranquillo, in campo e fuori. Frequenta l'università il giovane centrocampista, a distanza come il periodo impone, e nel tempo libera si distrae giocando con la Playstation insieme ai compagni della sua generazione. Fra loro anche il lungodegente Zaniolo, con il quale ieri ha inscenato un siparietto social: «Troppo forte con la palla fra… Ma veramente scarso a Fifa», ha scritto Gonzalo su Instagram, scatenando la risposta colorita di Nicolò: «Ahahahaha mortacci!!!».

Ma il numero 14 in campo è serissimo e fa tutto con sorprendente naturalezza e straordinaria eleganza: costruzione della manovra a testa alta e fase difensiva "pulita". Una completezza di qualità che ne fa prevedere una rapida scalata fra i papabili titolari. Aiutato magari anche dalla nutrita colonia spagnola di stanza a Trigoria quest'anno: con lui ci sono i coetanei Perez e Mayoral, Pau Lopez e soprattutto Pedro, vera e propria leggenda vivente per chi proviene da quelle latitudini. Loro lo supportano, Fonseca se lo coccola dosandolo, la Roma comincia a goderselo.