Pensando a Roma-Parma torna in mente un ricordo evanescente della storia giallorossa, che trova personificazione nella figura di Saliou Lassissi. Difficile collegare il calciatore, difensore centrale attivo agli inizi del 2000, ad una specifica situazione collegata alla maglia della Roma, date le zero presenze collezionate nei suoi tre anni trascorsi all'ombra del Colosseo. Mai come in questo caso l'espressione "all'ombra" descrive con un così alto livello di precisione una vicenda: Lassissi arriva alla Roma all'interno di un triplice scambio con il Parma, per la valutazione monstre di 20 miliardi di lire, e la sua prima apparizione coincide con la fine dell'avventura. Il 7 agosto del 2001, nel match contro il Boca Juniors che inaugura la stagione, Lassisi fa il suo ingresso in campo al minuto 60, salvo abbandonarlo, per sempre, dopo soli 7 giri d'orologio. Uscita forzata provocata dall'attaccante argentino Antonio Barijho, che con una brutta entrata da dietro costringe alla sostituzione il centrale ivoriano. La diagnosi è tragica: rottura di tibia e perone della gamba sinistra, almeno sei mesi di stop. Una sentenza pesante, che non ha ancora visto la parte peggiore, dato che Lassisi non calcherà mai più il terreno di gioco dello Stadio Olimpico.

Nonostante la pronta operazione chirurgica ed il ricovero presso la clinica "Villa Stuart" dove si sottopone a tutte le terapie del caso, il calciatore sembra non riuscire a recuperare secondo i tempi stabiliti e continua ad accusare a sua detta un dolore lancinante, che lo porta a dormire "solamente mezz'ora a notte". Proprio quando la situazione sembra non poter ulteriormente peggiorare, Lassissi ci mette del suo: decide di lasciare la struttura in cui è ricoverato per curarsi da solo, accusando di errori la troupe medica e venendo supportato dal suo procuratore che attacca la Roma e lo staff sanitario: "C'è stata una negligenza da parte del dottor Brozzi, il responsabile sanitario. Lassissi viene seguito da vari consulenti, ma ognuno dice una cosa diversa". Il calciatore inizia quindi nuove terapie con Gianluca Camiglieri, consulente medico della Roma, ma anche in questo caso le cose non vanno per il meglio, con Lassissi che accusa il club di non pagare lo specialista, impossibilitato per questo a seguirlo. Dopo oltre un anno (nell'ottobre 2002)  Lassissi sembra totalmente guarito, tanto che si mostra sorpreso nel vedere il suo nome riportato tra gli "indisponibili" dai giornali: l'allora allenatore Fabio Capello avrebbe così deciso di testarlo con la Primavera, venendo però bloccato dal presidente Sensi.

La società smette di pagare il calciatore e si apre un contenzioso, con Lassissi che attacca dalle pagine dei giornali il club: "Hanno detto che serviva un altro certificato medico, ma anche per il dottore era tutto a posto. Non voglio essere preso in giro: una volta volevano darmi solo un mese su tre che mi dovevano. Gli ho risposto: o tutto o niente. Come pagano Batistuta devono pagare anche Lassissi. Non chiedo di giocare la Champions, a me basterebbe l'amichevole di giovedì a Frosinone" con l'allora presidente che chiosa: "Pago tutti tranne Lassissi". Nell'estate 2004, dopo 3 anni e 7 minuti in campo, l'odissea di Lassissi volge al termine, con il calciatore che trova finalmente la sua Itaca, non in Grecia ma in Francia, più precisamente a Nancy, società che lo accolse proponendogli due anni di contratto nei quali disputò, tanto per cambiare, zero partite con la prima squadra e che lasciò dopo appena qualche mese. In seguito il calciatore ivoriano ha continuato a girovagare, provando a rilanciarsi prima in patria, poi in Svizzera e per concludere finalmente la sua triste e particolare carriera nel 2012 in Polonia.

Un capitolo a parte va aperto per la storia del calciatore nella sua nazionale, la Costa d'Avorio. Il bilancio qui è, se possibile, peggiore di quello in giallorosso: 8 presenze ed un'apparizione in diretta tv, organizzata per scusarsi con l'intero Paese. Nel gennaio del 2000, durante il ritiro per la Coppa d'Africa, Lassissi perde le staffe dopo un passaggio sbagliato dal compagno di squadra Kouassi e con una testata gli spacca il labbro. L'allenatore lo spedisce immediatamente a casa, dove lo attende la polizia militare locale che lo costringe a frequentare un corso di educazione civica, solo dopo averlo terminato è potuto tornare al Parma, sua squadra dell'epoca.