Chiamatela pure classe media. A patto che la definizione indichi la mera posizione in campo. O magari un'ideale equidistanza anagrafica dall'attacco maturo e dalla difesa formata da giovanissimi. Anche se l'età - media anche questa - del centrocampo è di poco superiore ai 24 anni e nessuno dei cinque giocatori utilizzati finora nella zona nevralgica ne ha più di 27.

Eppure il reparto ha la sua colonna portante in un'eccellenza assoluta della Serie A, quel Jordan Veretout perennemente ai primi posti di ogni classifica di rendimento. Mediano di lotta e di governo, che paga forse la scarsa attenzione mediatica lontano dalla Capitale alle vicende colorate di giallo e rosso (l'arrivo in sordina di Pedro la scorsa estate conferma la tendenza): unica spiegazione plausibile della mancata conquista di copertine. Ce ne faremo una ragione.

Intanto ci godiamo la sua straripante corsa continua, abbinata a una qualità di prim'ordine. La stessa che gli ha permesso di realizzare otto reti nelle ultime dodici presenze da titolare in campionato, fra la fine di quello passato e l'inizio di quello in corso. Merito in gran parte dell'infallibilità dal dischetto, certo (che resta comunque una dote); ma anche della ripetuta capacità di attaccare gli spazi: quando la Roma trasforma l'azione da difensiva in offensiva, Jordan è quasi sempre presente fra i giocatori a ridosso della porta avversaria, spesso dopo aver avviato la ripartenza nella propria metà campo. Proprio questa sorta di ubiquità lo rende giocatore imprescindibile, parte integrante di una spina dorsale ideale.

In questa stagione il francese ha trovato un partner complementare in Lorenzo Pellegrini, in netta risalita rispetto al girone di ritorno in chiaroscuro della scorsa annata. Ma il numero 7 è fuori causa dopo la positività e almeno per la ripresa contro il Parma difficilmente potrà rientrare. Lo stesso Diawara, che nel 2019 ha formato con Veretout una coppia molto ben assortita, torna dal lungo stop dovuto al Covid. La sola partita da titolare disputata dal guineano risale alla prima giornata, a cui il suo nome è rimasto legato per colpe indipendenti dalla sua volontà. Poi soltanto 18 minuti con la Juventus e una lunghissima assenza di circa due mesi che sarà compensata da un ritorno in squadra graduale, che probabilmente passa più dalla sfida europea col Cluj che dal prossimo turno di campionato.

E allora in ballottaggio per affiancare il numero 17 nella gara di domenica prossima restano Cristante e Villar. Ovvero la coppia di centrocampisti centrali designata finora nei match di coppa. L'italiano appare al momento in leggero vantaggio: contro una squadra come il Parma che sfrutta molto il gioco aereo, può avere la sua valenza una torre in più. E anche se una delle mode del momento sembra la contestazione pregiudiziale di Bryan, il suo impegno, la sua disponibilità e la sua affidabilità tattica non sono in discussione. Perfino in prospettiva di un eventuale spostamento in corsa in difesa, reparto falcidiato dalle contemporanee positività di Fazio e Kumbulla.

Dalla parte dell'ex Elche pendono invece tecnica e attitudine alle imbucate in profondità (che lo rendono naturale sostituto di Pellegrini), armi che con un attacco molto probabilmente privo di Dzeko e contro una difesa d'esperienza ma piuttosto statica può avere il suo peso. Anche in semi-emergenza, in medio stat virtus.