«Dobbiamo assumere troppe informazioni per poter dire qualcosa ora, dobbiamo assumere i dati necessari. Sul proseguimento del progetto stiamo cercando di capire come e se si va avanti. È troppo presto per tutto». Con queste parole mercoledì sera l'Assessore all'Urbanistica di Roma Capitale ci lasciava in sospeso circa le sorti del nuovo impianto giallorosso. E ieri dalle parole si è passati subito ai fatti. Come preannunciato dal nostro giornale, il Comune (e nello specifico il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica) si è ieri tutelato inviando una richiesta di chiarimenti urgente ai responsabili di Eurnova. Una lettera in cui è stato chiesto di chiarire la posizione della società e dei suoi dirigenti e dipendenti coinvolti nell'indagine "Rinascimento" e chi sia ora l'interlocutore con cui l'amministrazione dovrà relazionarsi. Una lettera che non potrà ricevere alcuna risposta nell'immediato.

Infatti Luca Parnasi e suoi più stretti collaboratori sono ancora ristretti in carcere in via cautelare, e solo oggi (per tutti i 9 arrestati, anche i tre ai domiciliari, Michele Civita, Adriano Palozzi e Luca Lanzalone) inizieranno gli interrogatori di garanzia. Un passaggio questo senza  il quale è impensabile che il Gip Maria Paola Tommaselli, che ha autorizzato l'ordinanza di custodia cautelare, possa concedere la libertà o una forma diversa di restrizione agli indagati. Interrogatori che possono anche aprire vasi che attualmente nemmeno immaginiamo, cosa che spesso accade in questi casi e su cui in passato sono state costruite le fortune (o sfortune) di decine di inchieste giudiziarie, e che quindi lasciano tutta la vicenda ancora in sospeso. Ed a quanto si apprende Luca Parnasi vorrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Almeno secondo quanto riferito dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, che lo hanno incontrato ieri a San Vittore. «Non ho mai commesso reati. Abbiamo lavorato per anni, 24 ore al giorno, solo per realizzare un progetto», avrebbe detto Parnasi ai propri legali, che oggi prenderanno «contatto con i pubblici ministeri di Roma per fissare ulteriori passi formali».

La Roma cerca vie d'uscita

Tornando però all'amministrazione capitolina, quest'ultima attenderà alcuni giorni la risposta (che come scritto non arriverà) di Eurnova e successivamente deciderà come muoversi. È probabile che in questa seconda fase venga sentita anche la Roma, o meglio la Stadio TDV spa, la società costituita dal presidente James Pallotta per portare avanti l'operazione stadio, e che con Eurnova è proponente del progetto. Congiuntamente o singolarmente il Comune chiederà poi che venga nominato (dal tribunale) un Commissario o un Curatore (bisognerà vedere a quel punto che piega avranno preso le indagini) per conto di Eurnova che ne curi gli interessi e la rappresenti in assenza dei titolari. Anche in questo caso le incognite restano ancora molte, perché sarà necessario attendere questa nomina e quale mandato (e con quanta discrezionalità) il tribunale di Roma vorrà conferirgli. Resta comunque molto probabile che dopo una prima verifica delle responsabilità di Eurnova, il Commissario (o curatore) decida di "cedere" la posizione della società quale proponente del progetto Tor di Valle, con annessi e connessi. E in questo passaggio che potrebbe e che dovrebbe subentrare la Roma o una qualche società collegata alla proprietà (possibile la stessa Stadio TDV spa già costituita) rilevando la posizione di Eurnova. Come è possibile che il presidente Pallotta decida di ricorrere a un nuovo socio, magari meno sgradito ai palazzi e più abituato ad operazioni di questa portata. Non è da escludere in questo senso anche una pista che porti fuori, e nemmeno di poco, dai confini nazionali.

La questione terreni

C'è poi la questione dei terreni dove dovrebbe sorgere l'impianto. Attualmente questi sono detenuti da Luca Parnasi, che a quanto si è appreso, si apprestava a rivenderli ad una terza società (inutile avventurarsi sull'identificazione, viste le numerose smentite che stanno uscendo in queste ore). La Roma, o il nuovo ipotetico socio, dovrebbe rilevare sempre dal Commissario questi terreni, il cui valore andrà quantificato da quest'ultimo. Altra possibilità è che invece i terreni (che in caso di approvazione della Variante al Piano Regolatore Generale della città verrebbero destinati esclusivamente al progetto stadio) vengano espropriati a vantaggio dei nuovi proponenti. Infine vi è una terza possibilità, legata agli ex proprietari dei terreni. Gaetano Papalia, che ieri ha inviato tramite Facebook una "lettera aperta a Parnasi", ha infatti reso noto attraverso l'Ansa che il costruttore dovrebbe versargli ancora la metà dei 42 milioni pattuiti per la cessione dei terreni dell'ippodromo. In caso di mancato pagamento Papalia potrebbe vedersi restituiti i terreni e quindi divenire lui interlocutore di chi volesse costruire lo stadio. Una vicenda strana questa che coinvolgerebbe ancora un curatore fallimentare, quello nominato per la Sais, della famiglia Papalia fallita da anni.

Salvo buon fine dell'iter

Tutto questo ovviamente dando per buono l'iter amministrativo sin qui percorso. Desta preoccupazione in tal senso la notizia che ieri è stato iscritto nel registro degli indagati anche il direttore della Soprintendenza speciale archeologica belle arti paesaggio di Roma Francesco Prosperetti (per la moglie e i figli sono scattati invece accertamenti patrimoniali da parte della procura). Prosperetti è l'uomo che rigettò in passato le richieste di apposizione di vincolo sulle "famigerate" tribune dell'ippodromo disegnate dall'architetto Lafuente. Per questo il Ministero dei beni culturali e turismo ha disposto sempre ieri un'ispezione. Lo ha reso noto il ministero stesso guidato da Alberto Ambrosoli, precisando che l'avvio del procedimento ispettivo è stato chiesto dal capo di gabinetto Tiziana Coccoluto al segretariato generale del dicastero. Un'ispezione che se dimostrasse qualche illecito rimetterebbe seriamente in discussione le sorti dello stadio, con o senza Parnasi. Ma anche in questo caso occorre attendere sviluppi.