La rivoluzione è appena cominciata e tutto è meno che finita. Il primo rivoluzionario sarà (è) il dottor Stefano Scalera che già da un po' ha detto sì all'offerta dei Friedkin per assumere l'incarico di dirigente delegato ai rapporti istituzionali calcistici e politici, con un occhio particolare alla questione stadio che, dopo l'addio di Mauro Baldissoni, è rimasto quasi del tutto scoperto. Con la riservatezza e i modi dei nuovi proprietari, ovvero niente fretta meglio andare piano perché si va sani e lontani, in tempi ragionevoli sono previsti nuovi arrivi nell'organigramma giallorosso.

Partendo dall'avvocato Lorenzo Vitali destinato a prendere in mano le questioni legali della società, primo passo verso un progressivo disimpegno con lo studio Tonucci che ha sempre accompagnato la prima Roma americana, sin dai giorni dell'acquisto da Unicredit. Del resto, nei pensieri dei nuovi proprietari, sembra esserci l'intenzione di dare un taglio netto con il passato, puntando a creare una struttura del tutto nuova e senza nessun tipo di legame con gli ex dirigenti che hanno lavorato a Trigoria per molti anni. In questo senso nelle prossime settimane ci saranno novità un po' in tutti i settori, dal responsabile delle risorse umane al comparto media dove non si può dimenticare che il contratto con Sky relativo alla televisione andrà in scadenza il prossimo giugno.

Il nodo direttore sportivo

Ma il rivoluzionario che si aspetta con maggiore ansia, è il direttore sportivo. Ne stiamo parlando da mesi, ma fino a oggi sono state avvistate solo fumate nere. L'ultima in ordine di tempo, è stata quella relativa al portoghese Luis Campos, nome ormai da cancellare per la Roma che sarà. Come ha tenuto la stessa società a far sapere nella giornata di sabato scorso con una serie di telefonate alle redazioni di televisioni e quotidiani. Una fumata nera che è arrivata quando sembrava, al contrario, che Campos fosse davvero a un passo dall'arrivo alla Roma. Una fumata nera, come è stato sottolineato e spiegato dalla stessa società, che sarebbe dipesa soprattutto dall'impossibilità del dirigente di trasferirsi in pianta stabile a Trigoria, mentre i Friedkin hanno fatto sapere di volere un direttore sportivo radicato nella squadra e nella città, trecentosessantacinque giorni all'anno, contava poco che a Trigoria si stabilisse un uomo di fiducia del portoghese.

Può essere, anche se a noi risulta strano che i nuovi proprietari si siano accorti dell'impossibilità di Campos di stabilirsi a Roma solo dopo mesi di incontri, contratti, trattative, accordi definiti a un passo. Tra l'altro a noi risulta che il dirigente sotto contratto con il Lille, ora dica che lui aveva dato la disponibilità a trasferirsi per buona parte dell'anno a Roma e che sarebbe stato felice di arrivare all'ombra del Colosseo perché considera la nostra città «bellissima».

Chissà. Il dubbio è legittimo perché secondo altre fonti di mercato, il mancato accordo di Campos con il club giallorosso sarebbe conseguenza di un'altra offerta, importantissima e parecchio ricca, che al portoghese sarebbe stata fatta da un fondo deciso a investire nel calcio e che avrebbe individuato proprio in Campos l'uomo giusto per cominciare a concretizzare affari remunerativi.

La sostanza, comunque, è che la Roma è ancora senza un ds.E tra meno di cinquanta giorni ci sarà il mercato di gennaio dal quale Fonseca si augura possa arrivare almeno un esterno offensivo per completare il suo reparto avanzato, orfano dell'infortunato Zaniolo e delle partenze di Under, Kluivert e Perotti.

Da Trigoria e viale Tolstoj continua a filtrare l'intenzione dei Friedkin di prendere un ds straniero, con un profilo internazionale, in grado cioè di avere contatti in tutto il pianeta calcistico. Noi, però, ci domandiamo: Andrea Berta, italiano di Brescia, ma da anni ds di un Atletico Madrid che il dirigente made in Italy ha portato in primissima fascia, come va considerato? Italiano o internazionale? Se la risposta fosse la seconda, Berta potrebbe essere l'uomo giusto sempre che, ovviamente, decida di lasciare l'Atletico dove ha un rapporto solidissimo con Simeone, un po' meno con la dirigenza.

Un altro nome italiano che potrebbe andare bene è quello di Giovanni Sartori, attuale ds dell'Atalanta dove ha svolto un lavoro da applausi a scena aperta. Ma su questo nome, fino a oggi, ci sono state solo smentite. Nessuna smentita, invece, a proposito dell'ultimo nome filtrato a proposito del futuro ds: Marcus Krosche, sotto contratto il Lipsia fino al giugno del 2022, ma che avrebbe avuto un'offerta dalla Roma piuttosto importante convincendolo a trattare con il club tedesco per una rescissione dell'attuale contratto. Sembra un film già visto con Boeldt, ma è meglio non trascurare niente. Perché la rivoluzione ha i suoi tempi, ma prima o dopo si dovrà concretizzare.