Quella di Genova è stata una bella partita a scacchi tra una squadra votata all'attacco, anche in virtù della evidente superiorità tecnica, e l'altra costantemente concentrata soprattutto sulla difesa, con l'obiettivo magari in corso di svolgimento della partita di sfruttare qualche disattenzione avversaria per segnare, pareggiare o magari vincere. E così si è sviluppata la partita, la decima della stagione della Roma: un filotto di risultati positivi, quattro pareggi e sei vittorie, almeno parlando di risultati raggiunti sul campo. Se poi si uniscono in un unico contenitore anche i risultati della parte finale della scorsa stagione, spicca la brutta sconfitta di Duisburg col Siviglia, ma vengono fuori anche gli altri otto risultati positivi consecutivi in campionato, con sette vittorie e un pareggio.

Limitatamente alla serie A, dunque, siamo a quindici partite senza sconfitte, con undici vittorie e quattro pareggi: 37 punti, nessuno ha saputo far meglio nello stesso periodo e il Milan, che fino a domenica era stato in grado di mantenere lo stesso cammino, col pareggio con il Verona è rimasto indietro di due punti. Quasi un intero girone correndo più di tutti gli altri. Questo significa che l'allenatore sta lavorando bene e che la Roma è una squadra decisamente forte. Magari non la più forte, ma con i rinforzi arrivati quest'anno e con il sistema di gioco ormai perfezionato è diventato molto difficile batterla.

A Genova Maran ci ha provato in tanti modi diversi: ha cominciato col 4321 difendendo col 442, nel secondo tempo è passato prima al 352 abbassando Radovanovic in mezzo ai centrali di difesa, per poi tornare alla difesa a quattro per aumentare il numero dei giocatori offensivi, terminando la partita con tre punte, con Pandev alle spalle di Scamacca e Destro.

Dal canto suo Fonseca non ha cambiato il sistema, ma ha variato gli uomini a sua disposizione, rinunciando a Mayoral, e dunque all'unico attaccante vero a sua disposizione dopo un'ora di tentativi a vuoto, e ha chiesto a Mkhitaryan di reinterpretare il suo ruolo, andando anche ad occupare gli spazi più estremi senza rinunciare al sostegno nello sviluppo. E l'armeno l'ha ripagato con due gol da centravanti puro, il primo togliendo il tempo a Radovanovic (a sua volte reinventato difensore centrale), il secondo con una girata a centro area sulla chirurgica assistenza di Pedro.

La mossa che vale per tre

Quando al 15' del secondo il tempo si è alzato il cartello col numero 21 per indicare il giocatore chiamato a lasciare il campo e si è visto che l'uomo mandato a sostituirlo era il 4, qualcuno ha confuso il senso del messaggio che Fonseca stava dando alla sua squadra. In una squadra che di punti di riferimento già ne lascia pochi, il portoghese ha pensato di togliere anche l'unico su cui i giocatori del Genoa potessero contare: il centravanti, Borja Mayoral. E ovviamente non ha mandato il suo sostituto, Cristante, nelle stesse zone: ma ha cercato di avere dal subentrato la chiave giusta per aprire da dietro la difesa nient'affatto rocciosa orchestrata da Maran, ha chiesto a Pellegrini spostato più avanti a sinistra di garantire maggior qualità nella zona di rifinitura e a Mkhitaryan, da falso nove, di abbandonare/occupare l'area con il suo indiscubile senzo pratico.

Un mossa apparentemente difensiva che in realtà ne ha garantite tre offensive e alla fine ha portato tre punti. Perché Cristante è quello che da lontano ha lanciato Peres nello spazio dando modo al brasiliano di servire un assist al buio in uno spazio che pareva vuoto e che invece proprio l'armeno ha occupato all'improvviso e perché Pellegrini in quella posizione ha saputo trovare traiettorie geniali che, ad esempio, avrebbero potuto chiudere la partita già al 28' (sette minuti dopo il 2-1, tredici dopo il cambio "difensivo").

I numeri parlano chiaro

Che i tre punti siano andati alla squadra che li ha maggiormente meritati non c'è alcun dubbio. Di più: limitando l'analisi alle partite della Roma in campionato, sei volte su sette la squadra di Fonseca ha garantito un numero di expected goal superiore a quelli degli avversari. Solo con il Milan il dato finale è stato svantaggioso. Significa che la Roma avrebbe meritato di vincere sei delle sette partite giocate finora.

E questo, al di là di come a volte i dettagli indirizzano le sfide (basti pensare all'occasione sprecata proprio contro la Juventus) o di quello che può succedere in una stagione (tra infortuni muscolari, nuove positività o aggravamento della situazione pandemica con inevitabili conseguenze sul campionato), offre uno spunto che gli osservatori sono liberi di trascurare come fino ad oggi hanno fatto, ma che a una analisi accurata appare indiscutibile: il potenziale della Roma è indubbiamente da primi quattro posti della classifica.

Le prospettive per il futuro

Le ultime due partite hanno mostrato due diverse versioni della Roma, a conferma del fatto che l'allenatore è un innovatore che ama sperimentare e che ha saputo capitalizzare ogni esperienza vissuta nel suo primo anno in Italia. Nel momento più difficile della scorsa stagione si è convinto a rinforzare la difesa togliendo sostanzialmente un trequartista, senza però mai rinunciare alla sua vocazione offensiva, tanto che nella sfida di Europa League con il Cluj ha usato un modulo sostanzialmente a sei punte, con tre difensori centrali e un regista rimasto sempre piuttosto cauto. Un po' quello che è accaduto anche nel secondo tempo col Genoa, quando con Cristante in cabina di regia Veretout si è preso qualche licenza offensiva in più e la Roma in mezz'ora ha segnato due reti e ne ha sfiorate altre tre.

Ricordate dov'era partita la prima Roma di Fonseca? Agosto 2019, prima di campionato proprio col Genoa, allora allenato da Andreazzoli (poi sostituito da Motta, poi da Nicola, poi da Maran): due difensori centrali, due mediani, sei punte. All'epoca era uno schieramento che apparve scriteriato, con il tempo Fonseca è tornato lì, ma con meccanismi difensivi più sofisticati e interpreti decisamente migliori. E ora le prospettive sembrano altre.

L'incognita? Gli infortuni da un lato, il valore assoluto di alcuni giocatori (e conseguentemente di alcuni reparti) dall'altro. Perché al netto di eventuali conseguenze fisiche o muscolari che al momento appaiono gestibili, è indubbio che sugli esterni e in attacco rischi di mancare qualcosa se qualche senatore dovesse aver bisogno di rifiatare. Ma sono problemi che potrebbero presentarsi da gennaio in poi. Quando ci sarà pure un'altra finestra di mercato a disposizione.