Sarebbe una sintesi ingenerosa sostenere che il segreto del Milan sia quello che ha evidenziato l'ultima gara di qualificazione per i gironi di Europa League, disputata dai rossoneri in Portogallo, contro il Rio Ave, e vinta dopo una incredibile batteria di rigori dopo essere stati per quattro volte sull'orlo della clamorosa eliminazione: prima con il rocambolesco pareggio ottenuto su rigore all'ultimo cross effettuato in area a tempi supplementari ormai scaduti, poi con i tre match point sprecati dai portoghesi ai calci di rigore. In quella che finora è stata forse l'unica partita giocata male dal Milan del post lockdown, i rossoneri di Pioli hanno avuto indubbiamente una grande dose di fortuna che li ha letteralmente accompagnati alla fase a gironi nonostante l'evidenza del campo per tutta la sera avesse detto qualcosa di diverso. Ma, per l'appunto, non ci si può basare su un'unica partita, per quanto decisiva ai fini di una qualificazione e in sostanza per la legittimazione quasi di un intero progetto stagionale. E allora bisogna far riferimento a quello che invece hanno raccontato le gare sia della parte finale della scorsa stagione, sia della parte iniziale di questa: e cioè che il Milan è diventata una squadra quasi insuperabile.

Molti, con un'altra sintesi non troppo generosa, individuano in Ibrahimovic l'elemento in grado di cambiare da solo i destini di questa squadra, ma non è così. O meglio, lo svedese è stato il terminale offensivo perfetto e spietato di una squadra che ha comunque prodotto sempre buone prestazioni sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista tattico, ben costruita da Paolo Maldini, il dirigente che ha vinto, almeno finora, la scommessa Pioli e si è fatto ascoltare dai proprietari americani convincendoli a tralasciare la pista Rangnick proprio quando invece sembrava segnato il destino suo e di quello che era stato il suo principale collaboratore in tutta la prima fase della gestione, Zvone Boban. Ma Paolo ha resistito, ha usato tutto il suo carisma per portare a San Siro talenti indiscutibili come Theo Hernandez, per il quale si è speso in prima persona, e per dotare Pioli dei migliori rinforzi in grado di trasformare una squadra senza carne né pesce, quale sembrava essere quella di Giampaolo lo scorso anno, in questa armata che ora appare indistruttibile. Al momento il Milan si regge su un'intelaiatura che è sempre la stessa. C'è una sorta di formazione tipo da cui Pioli non prescinde, che si snoda da Donnarumma a Ibrahimovic passando per la difesa a quattro costruita su Calabria, Kjaer, Romagnoli e Hernandez, sulla coppia di mediani Kessie e Bennacer, e su tre trequartisti che al momento sarebbero il giovane belga Saelemaekers, Calhanoglu e Brahim Diaz. Il turco è in dubbio per la gara di domani, e questo sarà un bel vantaggio per la Roma, visto il grandissimo livello di rendimento nella crescente autostima che l'ex oggetto misterioso acqui- stato a caro prezzo dal Bayer Leverkusen ha ormai acquisito. A questi giocatori vanno aggiunti i vari Tonali, Castillejo, Rebic e Rafa Leao, più un gruppo di giovani che sapientemente gestiti sanno ar- ricchire il potenziale di questa squadra con misurate dosi del loro talento: parliamo di Colombo, il terzino Dalot (conteso alla Roma e preso in prestito dal Manchester United), l'ultimo arrivato Hauge e lo stesso Maldini, stavolta nel sen- so di Daniel, figlio di Paolo e ulti- mo esponente di una ricchissima dinastia tutta rossonera.

Se poi proprio dovessimo indi- viduare, oltre a Ibrahimovic, an- che un elemento preso stavolta dai difensori a simboleggiare la ritro- vata efficacia di questa squadra, il prescelto, prima di Romagnoli, sarebbe l'ex romanista Kjaer, colui che è di gran lunga il più efficace tra i difensori del pacchetto arretrato di Pioli, statisticamente ben sopra Hernandez, ovviamente Gabbia e Calabria, ma anche sopra Romagnoli. Limitatamente alle ultime cinque partite, quelle che abbiamo più da vicino analizzate, il difensore danese è quello che è stato maggiormente impegnato nei duelli, quasi il doppio delle volte di Romagnoli, e anche quello nettamente più bravo nell'intercettamento dei palloni avversari. Se si vanno a guardare poi i duelli aerei, Simon vince il 71% dei suoi contro il 14,3 di Romagnoli, il 33 di Hernandez e il 40 di Calabria.

Altra musica per quanto riguarda invece il contributo offensivo dei giocatori del pacchetto arretrato. Qui il re incontrastato è Hernandez, il terzino che contende a Spinazzola lo scettro di miglior esterno basso di sinistra del campionato almeno in questa fase della stagione. Theo crossa anche più del miglior assistman della squadra di Pioli, Calhanoglu. E quasi sempre il terminale dei suoi tentativi è, inevitabilmente, Ibrahimovic. Occhio alle virtù da dribblatore di Leao, ma non è ancora detto che sia lui a scendere in campo dal primo minuto domani sera, e del neo arrivato Brahim Diaz, un imprendibile furetto a cui i lunghi difensori della Roma dovranno fare particolare attenzione. L'ex madridista è addirittura anche quello che tira con maggior frequenza verso la porta e quello che garantisce il valore più alto di goal attesi, 2,08, contro il 2,05 di Ibrahimovic. Molto ben assortita anche la coppia di centrocampo: l'ex empolese Bennacer è uno straordinario recupera palloni, pur essendo il più tecnico dei due e inevitabilmente quello destinato a impostare il maggior numero delle azioni. Anche su di lui ci vorrà un occhio particolarmente attento.