Il calcio, la famiglia, il Covid. È un De Rossi a tutto tondo quello che torna a parlare, scegliendo il palcoscenico di "Propaganda", programma tv condotto dall'amico Diego Bianchi, che già in passato scelse per dare in anteprima (fra le righe) la notizia del suo rinnovo con la Roma.

Stavolta il campo è lontano, anche per questioni indipendenti dalla sua volontà. «Voglio fare l'allenatore, ma non pensavo ci fosse di mezzo una pandemia. Avrei voluto osservare altri allenatori e studiare ma sono tornato dall'Argentina ed è scoppiato il Covid». La situazione è serissima e DDR non la sottovaluta, anzi si schiera: «Il negazionismo spinge parecchio. Io sono dalla parte opposta, tendo a fidarmi dei medici, di chi ha studiato. I virologi però dicono tante cose e si crea un clima di incertezza che disorienta un po' tutti. Adesso sono un ex calciatore, un padre a tempo pieno. Non sono annoiato ma spero non duri in eterno, sono preoccupato» Anche nello sport c'è chi nega e a domanda precisa sul numero di scudetti della Juventus, Daniele sdrammatizza con un sorriso: «Non me lo ricordo, ma come ha detto il presidente Agnelli, visto che segue le regole ne ha due di meno». Lo stesso calcio giocato risente di questa fase e non da ora. «I campionati sono regolari, ma non verranno ricordati come i più belli. Quello dello scorso anno è più falsato per l'interruzione».

Le polemiche degli ultimi giorni hanno travolto anche il ct della Nazionale Mancini per una vignetta sulla pandemia e i media. De Rossi getta acqua sul fuoco: «Conosco Roberto, è una persona da seguire per i suoi concetti, la sua eleganza e il suo stile. Stavolta è scivolato su una buccia di banana, ma si è scusato immediatamente. Ho sentito parlare di dimissioni, ma mi sembra davvero eccessivo». Parlava poco da giocatore e parla ancora meno ora De Rossi, ma quando si concede non si tira indietro su alcun argomento, prendendo anche posizioni scomode. Eppure in Italia pochi sportivi lo fanno, a differenza dell'America: «Il discorso nasce per il razzismo che in America è più pesante. Tante star, spesso di colore, prendono a cuore il tema. In Italia è diverso, è vero, pochi calciatori si espongono per timore di essere strumentalizzati».