Graduale ritorno alla normalità durante la settimana, piccoli-grandi campanelli d'allarme in prospettiva partita. L'apparente dicotomia si è sviluppata nelle ultime ore, quando la Roma ha deciso di interrompere l'isolamento volontario (non dovuto, si tratta di una misura precauzionale adottata dal club nei giorni scorsi), applicando un protocollo previsto dalla Asl che dispone libertà di movimento esclusivamente fra casa e lavoro.

Ovvero Trigoria per i giocatori, tutti negativi ai tamponi effettuati ieri. Tranne Gianluca Mancini, risultato positivo, ma prima di avere contatti col resto della squadra. Il difensore, rimasto in Italia mentre il gruppo era in Svizzera e comunque negativo al controllo effettuato martedì scorso, è il terzo contagiato nell'ultimo periodo dopo Diawara e Calafiori (i quattro precedenti risalgono a fine agosto). «Ciao a tutti, sono risultato positivo al coronavirus e di conseguenza mi sono aggiudicato la quarantena. Fortunatamente mi sento bene e sto già facendo il conto alla rovescia per il rientro in campo». L'annuncio è arrivato ieri dal profilo Instagram dello stesso giocatore e aggiunge un altro grattacapo a Fonseca. In vista del monday night contro il Milan, se non è emergenza poco ci manca. Almeno nel pacchetto arretrato, che dovrà fare a meno anche di Chris Smalling. Ancora ieri l'inglese si è allenato a parte e al momento prevedere un suo recupero entro domenica - quando la squadra dovrebbe muoversi in direzione di Milano per il match del giorno successivo - appare impresa assai ardua. Con la quinta giornata di campionato già alle porte, due dei possibili centrali titolari saranno dunque inutilizzabili. Peraltro contro una delle squadre più in forma del momento, quel Milan a punteggio pieno in campionato e che nelle gare stagionali disputate fin qui ha compiuto percorso netto. Proprio i rossoneri e la Roma sono risultate le due sole squadre italiane vincenti in entrambi gli impegni settimanali, entro i confini come in Europa.

Alla luce delle ultime notizie, le tanto discusse scelte del tecnico portoghese in occasione della trasferta con lo Young Boys, assumono tutt'altro peso: i due centrali che saranno assenti a San Siro erano fuori causa già per la gara di Berna, sia pure per differenti motivi: Mancini sconta la squalifica internazionale rimediata nell'ultima sfida europea della scorsa stagione contro il Siviglia; Smalling era già alle prese con la distorsione che gli ha finora impedito il secondo esordio da romanista dopo il ritorno nella Capitale. Sta di fatto che il ricorso a Fazio e Jesus, due centrali spariti da tempo dai radar e schierati a sorpresa titolari giovedì sera, può tornare utile, quantomeno nella prospettiva di far accumulare a entrambi minutaggio nelle gambe. Lo stesso dirottamento a sinistra di Bruno Peres (esperimento dagli esiti poco convincenti a dirla tutta) va inquadrato nell'ottica di una possibile alternativa a Spinazzola, che con Calafiori out manca di un alter ego di ruolo. Il nazionale azzurro attraversa un momento di forma straripante, ma i numerosi impegni ravvicinati a cui sarà chiamata la Roma da qui alla prossima pausa impongono la ricerca di surrogati credibili ai titolari. Il punto è che le attuali defezioni si sono concentrate sul reparto arretrato (a parte Diawara), dal cui assetto dipendono a cascata le scelte nelle altre zone del campo. La partita col Benevento ha costituito l'eccezione alla linea a tre scelta da Fonseca fin dalla scorsa estate, quando la Roma ha cominciato a inanellare una lunga serie di risultati utili. E con Cristante a disposizione è sempre possibile variare il sistema in corsa. A Milano potrebbe essere proprio lui a sistemarsi in mezzo a Kumbulla e Ibanez (Fazio può soffrire le accelerazioni di Leao, Jesus è apparso fin troppo arrugginito), che invece schierati a quattro dovrebbero gestire senza supporti d'esperienza quella vecchia volpe di Ibrahimovic. Uno che da solo somma le età dei due giovani difensori.