Se pensiamo al ritratto della felicità nella Roma in questo momento pensiamo a Marash Kumbulla, che a Berna nella gara d'esordio stagionale (per lui assoluto) in Europa League ha segnato il suo primo gol in maglia giallorossa.

Sta correndo Marash, bruciando le tappe per la gioia di tutti. È arrivato poco più di un mese fa, quasi a sorpresa, con una trattativa lampo che è entrata nel vivo quando per la squadra giallorossa riuscire ad arrivare a Smalling sembrava piuttosto complicato per le resistenze del Manchester United. Paulo Fonseca aveva i suoi programmi, certi concetti li aveva anche resi pubblici quando poco prima dell'inizio della stagione aveva detto, forse anche pensando che Fazio e Juan Jesus sarebbero usciti nell'ottica di quel rinnovamento del pacchetto dei centrali difensivi iniziato già a gennaio scorso con l'arrivo di Ibanez, che sarebbero serviti un paio di difensori. Anche per questo è arrivato Marash Kumbulla dal Verona. Inseguito da molte squadre, tra cui le prime della classe dell'ultima stagione conclusa dopo il lockdown, Inter e Lazio su tutte, con sirene dall'estero abbastanza insistenti, il ventenne di Peschiera del Garda con nazionalità albanese sta stupendo davvero tutti ed è già diventato un titolare nella Roma. Anche il ct dell'Albania, l'esperto Edy Reja si è detto meravigliato nelle scorse settimane per la facilità con la quale Kumbulla si è ambientato in un grande club come la Roma. Ma il bel tempo, si sa, si vede dal mattino e con il Verona di Juric da cui i Friedkin l'hanno prelevato si era già visto quanto il calciatore fosse maturo. La panchina al Bentegodi della prima di campionato, il 19 settembre, due giorni dopo aver cambiato maglia, l'ha colto troppo spaesato per poter giocare, per altro contro quei colori che fino a 48 ore prima erano stati la sua vita. Dall'età di otto anni in avanti Max, come lo chiamano in famiglia e gli amici, ha vestito solo il gialloblù. Una storia per certi versi molto romanista, senza scomodare nessun paragone inopportuno. Ma una sottolineatura e un'associazione di idee che prende piede anche pensando a un suo compagno di squadra attuale, Lorenzo Pellegrini, che nella Roma adesso è il vice-capitano e il cui percorso assomiglia molto a quello di Marash nell'Hellas.

Un mese di Roma e un mese di cavalcata verso i suoi primi traguardi di carriera. Prima l'esordio con la Roma, da titolare all'Olimpico contro la Juve di Cristiano Ronaldo, anzi, di Giorgio Chiellini, un modello per Kumbulla fin dai primi calci, davanti ai suoi genitori in tribuna tra i mille dell'impianto romano un po' meno deserto nell'era della pandemia. Poi l'esordio da titolare (e la conferma la partita seguente) con la sua nazionale, nella tornata d'ottobre, nei due 0-0 in Kazakhistan e Lituania. I tanti aerei presi per rientrare in tempo nella Capitale per mettersi a disposizione di Fonseca contro il Benevento, dove però ha giocato solo i minuti finali, per risparmiarsi in vista della trasferta europea in Svizzera. Contro lo Young Boys è pure arrivato il gol, su assist di Mkhitaryan, ma Marash ha retto la difesa coadiuvando Fazio e Juan Jesus come un veterano. Serafico, lineare e, come l'ha definito al Romanista il suo allenatore in Primavera Pavanel, «essenziale». Kumbulla a Berna è diventato il primo romanista a essere schierato in Europa League nato dal 2000 in avanti, ha esordito nella competizione con la maglia giallorossa ed è stato man of the match. Cosa chiedere di meglio? Se ne sta togliendo di soddisfazioni questo ragazzo serio che ha voglia di imparare e di vincere. E una mentalità già quadrata, specie quando il primo pensiero e la dedica speciale per il gol è per la squadra, che ha saputo reagire a una serata nata male e portato a casa i tre punti. Lunedì il prossimo impegno, a Milano, contro la capolista guidata da Pioli e da un certo Ibrahimovic. Un altro banco di prova per la difesa giallorossa, che dovrà fare i conti con qualche assenza di troppo. Anche a San Siro, quindi, ci sarà bisogno del miglior Kumbulla.