In ordine sparso: Torosidis, Maicon, Rosi, Florenzi, Bruno Peres, Piris, Karsdorp, Santon, Zappacosta, e certamente ci dimentichiamo qualcuno. Anche i meno preparati si saranno accorti che abbiamo ricordato i nomi dei diversi calciatori che la Roma, negli ultimi anni, ha schierato nel ruolo di esterno destro basso, che bello quando li chiamavamo semplicemente terzini, ruolo che rimane tuttora l'interrogativo più attuale quando si parla delle possibili carenze della rosa giallorossa.

Di fatto, a parte una stagione di Maicon arrivato da queste parti alla vigilia del capolinea della sua carriera, la Roma in questi anni ci ha provato ma non è mai riuscita a trovare l'erede di Marco Cassetti, l'ultimo esterno destro basso che ha garantito quantità, qualità, un meraviglioso gol in un derby, attaccamento alla maglia, affetto - ricambiato - nei confronti dei tifosi, del club, della città. Visto che il problema è ancora di strettissima attualità, allora abbiamo pensato di farci quattro chiacchiere sul ruolo, proprio con Cassetti. Che, come sempre, si è dimostrato felicissimo di parlare di una Roma che è sempre nel suo cuore.

Marco hai appena preso il patentino da allenatore: se fossi sulla panchina della Roma, a chi affideresti la maglia che è stata tua?
«A Florenzi».

Cominciamo bene, forse ti è sfuggito che è andato al Paris.
«Non mi è sfuggito. Ma io me lo sarei tenuto, per me, in quel ruolo, era il migliore. Del resto se gioca in un club ambizioso come il Psg e con la nostra Nazionale, un motivo ci sarà».

Secondo te, allora, perché è stato lasciare andare via?
«Deve essere successo qualcosa che non conosciamo, altrimenti non si spiega. E poi, forse, è stato lo stesso giocatore a convincersi, magari per motivi ambientali, che la sua avventura nella Roma si fosse conclusa».

Torniamo a chi è rimasto: Bruno Peres, Santon, Karsdorp. Cassetti chi fa giocare?
«Karsdorp».

Se sta bene…
«Certo e la storia degli ultimi anni ci dice che l'olandese bene è stato poche volte. I suoi problemi fisici lo hanno frenato in maniera decisiva».

Perché faresti giocare lui?
«Perché ha tutte le caratteristiche per fare il ruolo, soprattutto davanti a una difesa schierata a tre. L'olandese ha corsa, forza, una discreta tecnica, un'età ancora giovane che gli consente di poter migliorare anche la fase difensiva. Certo, a patto che risolva i suoi problemi fisici».

C'è poi Santon.
«A mio giudizio è un buon giocatore, abituato sin dagli esordi a giocare a livelli importanti. Pure lui, però, ha ciclicamente problemi fisici e questo aspetto nelle ultime stagioni non gli ha consentito di avere quella continuità di rendimento che per un calciatore è sempre un aspetto importante».

Ultimo ma non ultimo, c'è Bruno Peres.
«Il brasiliano avrebbe bisogno di un suggeritore».

Fuori dal campo?
«No, dentro il rettangolo di gioco. Il suo problema è che qualche volta, più che altro per disattenzione, è indisciplinato tatticamente. Avrebbe bisogno di qualcuno al fianco che gli ricordi quello che deve fare in campo. Per il resto, se non altro per la continuità di corsa, in fase offensiva è forse il migliore attualmente a disposizione di Fonseca».

Nel suo complesso, come giudichi la difesa della Roma in questa stagione?
«Un reparto solido, soprattutto dal punto di vista dei centrali difensivi dove secondo me è più forte della passata stagione».

Grazie al ritorno di Smalling?
«L'inglese bisognava riprenderlo a tutti i costi. È un ottimo giocatore e ha dimostrato un attaccamento alla Roma che costituisce una virtù in più. Sarà il leader di una difesa per il resto molto giovane e di grandissime prospettive».

Partendo da Kumbulla?
«Mi piace tantissimo. A venti anni ho visto pochi difensori con la sua personalità e la sua capacità di concentrazione, elemento quest'ultimo che per un giocatore difensivo è fondamentale. La Roma con lui ha fatto un investimento importante, secondo me è perfetto per la difesa a tre, non so a quattro, ma ha soli venti anni e tutto il tempo per imparare e migliorare».

Secondo Cassetti questa Roma è migliore di quella della passata stagione?
«Questo ce lo dirà soltanto il campo. Sono molti i fattori, a cominciare dagli infortuni, che possono avere il loro peso nelle fortune di una squadra».

Può essere competitiva per tornare in Champions League?
«Non sarà facile, ma può riuscirci e ci deve provare. Juventus e Inter secondo me occuperanno due dei quattro posti, per gli altri due ci sono in corsa anche l'Atalanta che ormai è una realtà ad altissimo livello, Napoli, Milan e Lazio».

Sul mercato cosa avresti fatto in più per la squadra?
«Probabilmente avrei preso un altro centrocampista. Non perché non abbia fiducia in quelli che ci sono, Veretout per esempio è proprio forte, ma perché c'è il rischio che siano pochi. Pellegrini a due secondo me fatica, sarebbe invece perfetto come interno in un centrocampo a tre».

In attacco vedi una Roma completa?
«Sì. Un terzetto con Dzeko, Pedro e Mkhitaryan è di spessore internazionale. In più ci sono Carles Perez, che mi sembra un giocatore molto interessante, e Borja Mayoral che ha caratteristiche importanti e margini di miglioramento enormi. Se non ci fosse stato il nuovo infortunio di Zaniolo, ragazzo formidabile, là davanti la Roma sarebbe stata completa e ancora più forte».

Grazie Marco, a presto e ovviamente forza Roma.
«Sempre».