Se il 2020 non sarà ricordato probabilmente da nessuno al mondo come un anno generoso, c'è poi chi nel consuntivo dovrà metterci il carico delle delusioni personali. E Edin Dzeko quest'anno ne ha dovute già sopportare diverse. Con la Roma l'attaccante bosniaco ha collezionato solo eliminazioni, a partire dalla Coppa Italia di gennaio, passando poi all'esclusione dalla corsa al quarto posto alla ripresa del campionato e chiudendo la prima parte di stagione con la brutta delusione di Duisburg, con la netta sconfitta al cospetto del Siviglia. Per diverse settimane, poi, è stato combattuto tra la Roma e la Juventus, spinto da un lato dalla legittima ambizione di provare a vincere con solide probabilità in più qualche trofeo, frenato dall'altro dalla voglia di restare ad affermarsi in una città che lo ha adottato e che lui e la moglie sentono ormai come loro. Più che la passione poterono il denaro e la ragion di stato, per cui il discorso venne approfondito e il cambio fu messo in piedi, ma proprio quando il trasferimento sembrava fatto è saltato tutto.

Maledetto/benedetto 2020, solo il tempo dirà se sarà stato un bene o un male per la Roma e per lui. Di sicuro Edin ha provato a metabolizzare l'accaduto, ha ricaricato le batterie e, senza sbagliare spogliatoio, si è ripreso la sua fascia da capitano ed è tornato in campo proprio contro la Juventus. Quella sera avrebbe potuto firmare il successo della Roma e rimettere il successo al centro del suo villaggio, ma il destino, e una certa svagatezza chissà quanto freudiana, gli hanno impedito di segnare contro Szczesny. Stesso discorso a Udine, altri bianconeri davanti, stesso esito nei tiri a tu per tu col portiere. Ha provato allora a riscattarsi conquistando la qualificazione ai prossimi campionati europei con la sua Bosnia, ma ancora una volta la delusione è stata totale: partita persa ai rigori contro l'Irlanda del Nord e addio alle ambizioni internazionali. Chissà se è stato sfiorato dal pensiero di addormentarsi stasera e svegliarsi nel 2021, ma anche se lo avesse fatto di sicuro avrebbe prevalso la voglia di riscatto: ci sono ancora due mesi per tornare protagonista e accantonare brutte figure e indigeribili eliminazioni.

Domani, ad esempio, il calendario gli pone di fronte una squadra che ha già avuto modo di sperimentare quanto possa essere letale il centravanti della Roma quando tutto gli gira bene. Il doppio confronto nella stagione 2017/18 fu per lui particolarmente generoso. Due goal, due pali, due autogol provocati furono il bottino della partita d'andata, al ritorno ne segnò un altro, sbagliandone altri due. In totale lasciò agli almanacchi tre reti e agli avversari la sensazione che fosse immarcabile. Dei giocatori scesi in campo nell'ultimo confronto, 11 febbraio 2018, sono solo due i reduci che saranno titolari domani: Lucioni tra i campani e Dzeko tra i romanisti. Ed è un riferimento fortemente simbolico perché, a dispetto delle nefandezze di questo 2020, la Roma in un modo o nell'altro si aggrappa sempre a lui. Di quella rosa facevano parte anche altri giocatori che ci sono ancora: Pellegrini, che giocò la partita di andata esattamente come Bruno Peres (entrambi assenti al ritorno), ma c'erano, e ci sono oggi, Fazio (che giocò la partita di ritorno) e Juan Jesus, che invece restò in panchina. Così alla fine l'unico sempre in campo, all'andata e al ritorno nel 2017-18 e domani sera, è proprio Dzeko, il bomber smarrito, il bomber deluso, il bomber ferito.

Con un po' più di serenità avrebbe potuto segnare già quattro gol in questo campionato e invece è ancora a secco. Questa sembra l'occasione giusta per abbandonare la casella di partenza e mettersi tutto alle spalle. Sarà curioso sentire Fonseca parlare del loro rapporto, oggi in conferenza stampa ce ne sarà l'occasione. Del resto la Roma per far bene quest'anno non può prescindere dalla solidità del feeling tra l'allenatore e quello che invariabilmente resta ancora il migliore e più conosciuto giocatore della rosa.