Che Monchi fosse un leader è stato palese fin dal suo primo giorno a Roma. Che dopo un anno nella Capitale gli venisse universalmente riconosciuto, era una delle infinite possibilità, ma certo non la più probabile. È stata la splendida cornice del lungomare di Napoli a vederlo premiato al Football Leaders nella categoria dirigente dell'anno, dall'Assoallenatori. Eppure è sembrato perfettamente a suo agio in quella sala, al fianco di chi questo calcio lo mastica da anni. Tanto a proprio agio da posare per i fotografi ben prima dell'ingresso nell'auditorium dell'hotel che ospitava l'evento, assieme a Mino Raiola. I due si sono intrattenuti a lungo in una zona riservata della hall, lontano da orecchie (ma non da occhi) indiscreti. Con l'agente più in auge dell'ultimo decennio possono essere stati diversi gli argomenti sul tavolo. A partire da Justin Klujvert, stellina di prima grandezza dell'Ajax, accostato a più riprese alla Roma nelle ultime settimane. Non è un mistero che il ragazzino piaccia non poco dalle parti di Trigoria. E che l'attrazione sia reciproca. A Klujvert la Roma piace, nemmeno poco. Come testimonia anche qualche like scappato dai suoi profili, l'ultimo su Coric, il centrocampista croato appena vestito di giallorosso. Una corrispondenza di amorosi sensi evidente da tempo, al di là dei social.

Solo mezza smentita

Ma si tratta pur sempre di un classe 1999. Molto, forse anche troppo reclamizzato, come tradizione raiolana impone d'altra parte. Il rischio nemmeno così lontano è che si crei un'attenzione eccessiva sul talento olandese, già in vista per il cognome che porta. Con più di qualcuno che giura sia anche meglio di papà Patrick. Un'aspettativa di questo genere per un calciatore di ottime prospettive ma ancora tutto da verificare in campionati più impegnativi di quello olandese, potrebbe non costituire il miglior viatico. Tanto che lo stesso Raiola ha tenuto a smorzare i toni, dopo le voci insistenti degli ultimi giorni: «Portare via Justin dall'Ajax non sarà facile per nessuno», il senso delle sue parole. Di circostanza, pronunciate con convinzione o basate su tentativi di riavvicinamento diplomatico al club di Amsterdam, non è dato sapere. Ma è un fatto che l'attuale re dei procuratori intrattiene da sempre rapporti privilegiati con i lancieri. Probabile che questa ondata d'acqua sul fuoco sia soltanto "strategica", dopo la benzina dei giorni scorsi.

Obiettivo esterno

Resta salvo l'interesse della Roma, per Klujvert. Come per tutti i calciatori di talento, in particolar modo per gli esterni d'attacco, ruolo in cui qualcosa d'importante sembra destinata ad accadere. Le parole di Di Francesco sui titoli di coda del campionato non lasciano spazio a interpretazioni. È quella la zona di campo nella quale ci saranno gli interventi più ingenti. E il mercato olandese che è fucina costante di talenti offensivi viene senz'altro monitorato. Pochi lo conoscono meglio di Raiola, anche per quanto riguarda i giocatori che non sono suoi assistiti, come Ziyek, guarda caso sempre di proprietà dell'Ajax, che però, sempre parole dell'agente, «non vuole vendere nessuno». Anche se la storia anche molto recente racconta tutt'altro: da quelle parti con i soldi si smuove tutto.

La difesa dell'ex portiere

Dall'attacco alla difesa. Come reparto e come modo di agire. A volte serve. E forse a Monchi è servito giocare da portiere per tanti anni prima di diventare direttore sportivo. Per imparare a respingere come per capirne di chi occupa il ruolo. Nella sua doppia veste di ex del ruolo e attuale responsabile del mercato, sa bene che uno come Alisson catalizza tutte le attenzioni. Così è stato anche alla Football Leaders, dove la domanda sul portierone non poteva mancare. E la risposta è stata di quelle da applausi, parata sotto l'incrocio e rinvio direttamente nella metà campo avversaria: «Perché un giocatore vada via occorrono tre elementi: un'offerta da un club interessato, l'assenso all'offerta da parte del club che detiene il cartellino e la volontà del giocatore di andare via. Al momento non esiste nulla di tutto questo». Il direttore sportivo giallorosso è uomo di mondo ed è consapevole che la stagione debordante del portiere della Nazionale brasiliana non può aver lasciato indifferente nessuno fra i club più importanti d'Europa. Ovvio che Alisson sia oggetto del desiderio (nemmeno troppo velato) di mezzo mondo. Il dirigente spagnolo però non si scompone: «Le voci di mercato sono normali». In questo periodo nel quale le trattative stanno per entrare nel vivo anche di più. «Ma noi siamo contenti di lui», taglia corto. Pochi giorni fa è stato chiaro anche sul rinnovo. Con il numero uno si discuterà solamente a Mondiale concluso, ora il ragazzo è con la testa esclusivamente sulla rassegna di Russia. E sarebbe singolare il contrario, difendendo i pali di una delle favorite al trionfo iridato. In questa stagione è sfuggita la Champions proprio a un passo dall'ultimo atto, dopo un percorso sensazionale. Anche Monchi torna sul cammino europeo: «L'orgoglio di aver fatto benissimo è pari al rammarico per la sfida con il Liverpool. Volevamo la finale», ammette il ds. Che poi se la cava con una battuta: «Ai miei amici ho detto che se l'avessimo centrata non avremmo potuto migliorare l'anno prossimo». Che suona come un impegno di quelli che fanno battere i cuori. E lo spagnolo con i sentimenti non scherza: «Per questo premio devo ringraziare la mia famiglia, il club, ma anche il mio predecessore: gran parte della nostra squadra è stata messa in piedi da lui». Parole e musica dedicate a Walter Sabatini, presente in sala, che avrà sicuramente apprezzato un riconoscimento non da tutti. Ma da romanisti.