Basta leggere il suo nome in formazione, per abbassare l'abituale (elevato) livello di patema d'animo che accompagna l'esistenza tifosa. Con Jordan Veretout in squadra, la macchina di Fonseca può contare su cilindri in più, maggiore tenuta, serbatoio senza fondo, corsa costante, sostanza e - se tutto questo ancora non fosse sufficiente - anche una certa quantità di gol.

Perché al di là della strepitosa doppietta rifilata alla Juventus, il francese ha realizzato nove reti in poco più di una stagione da romanista. Numeri superlativi, per uno che di mestiere fa il mediano. Per lo più di rottura. Almeno nelle iniziali mansioni che gli possono essere assegnate dal tecnico quando di volta in volta schiera la sua coppia di centrocampisti (uno dei quali, numeri alla mano, è sempre Jordan). Ma sarebbe riduttivo considerarlo un semplice interditore. Veretout riesce a sdoppiarsi e a volte a triplicarsi, a seconda del compagno al suo fianco.

Per buona parte della scorsa stagione come nella prima giornata di questa (e nel finale della gara con i bianconeri) il suo partner è stato Diawara, deputato a dettare geometrie alla manovra partendo dal basso, appena avanti alla linea difensiva. Con lui in quella posizione, il francese si allarga e si dedica a tamponare e ad alzare i ritmi, rispettivamente con o senza possesso palla. Con Villar la squadra guadagna qualcosa dal punto di vista della creatività, ma avanza di qualche metro il baricentro (tanto che in estate Fonseca lo ha provato fra i trequartisti) e allora non è difficile scorgere Veretout come primo aiuto al reparto arretrato.

Discorso inverso nel caso di Cristante a centrocampo, che tende a schiacciarsi indietro fino a fungere da centrale fra i centrali, portando Jordan più avanti, quasi a ridosso del reparto offensivo. L'ultimo esperimento in ordine temporale è quello che ha visto contro la Juve Pellegrini lì nel mezzo, più arretrato rispetto alle recenti abitudini, a formare un duo di centrocampo tutto dinamismo e verticalità. In attesa della controprova, forse la coppia meglio assortita per sviluppare pressing alto e improvvisi rovesciamenti di fronte, come lo stesso sviluppo della partita di domenica ha dimostrato almeno per un'ora.

Nessuna soluzione può però prescindere da Veretout: 36 presenze consecutive fra campionato e coppe nella fase centrale della scorsa stagione (ben quindici per tutti i 90 minuti in Serie A), serie interrotta da due stop per squalifica che sono costati carissimi (con l'Udinese in campionato alla ripresa post-lockdown, col Siviglia in Europa League). Continuo nelle presenze, continuo nel rendimento: fra i migliori della rosa nell'infinito 2019-20, fra i più efficaci del campionato anche in questo scorcio iniziale della nuova annata: quasi il 90 per cento di precisione nei passaggi, ai primi posti nei contrasti e nei passaggi intercettati, una media di quasi quattro tiri a partita (che chiariscono anche trova spesso la porta avversaria, al di là della precisione dagli undici metri).

Il numero 17 è una miscela esplosiva diventata oggetto del desiderio di molti, ma fortunatamente ben saldo nella Capitale. Combattente ma dai piedi buoni, maratoneta ma col vizio del gol, l'ex viola è capace di lanciarsi negli spazi, di coprire anche le avanzate dell'esterno (più spesso quello di sinistra), di costruire gioco. Una riedizione, forse meno prorompente e più raffinata, del Nainggolan conosciuto a Roma. Ne sarebbe bastata la metà per regalare certezze.