«Ho ritenuto giusto, per un atto di sensibilità politica, e non certo per dovere istituzionale...», disse Massimo D'Alema ai giornalisti uscendo dal Quirinale nell'aprile del 2000, dopo aver rassegnato le dimissioni da primo ministro al presidente Carlo Azeglio Ciampi.

La sinistra aveva perso alle regionali: dicono fosse questo il motivo per cui aveva ritenuto giusto, ma i sospetti che non volesse vedere il tricolore sulla maglia più sbagliata della storia sono tuttora fondati. Sono passati diciotto anni tra quel giorno, cioè l'ultima volta che l'Italia ha avuto un premier romanista, e l'altro ieri, data in cui Giuseppe Conte ha ricevuto l'incarico di formare un governo da Mattarella.

Da Baffetto in poi, oltre ai vent'anni di berlusconismo rossonero, si sono infatti alternati il granata Amato, il bolognese Prodi, i milanisti Monti ed Enrico Letta (che tifa anche Pisa), il fiorentino Renzi e il romano ma juventino Gentiloni.

Giuseppe Conte, che ieri ha svolto le consultazioni e che si recherà presto dal Presidente della Repubblica per sciogliere la riserva sul suo incarico, non è solo un ex discreto giocatore di calcetto e un amante del tennis, come è stato scritto nei tanti articoli che ne hanno svelato la vita privata: vanta infatti un passato e un presente di ardente tifoso giallorosso.

È nato 54 anni fa a Volturara Appula, un piccolo comune di poco più di 400 anime in provincia di Foggia, ma Zemanlandia non c'entra nulla. Il futuro premier si è infatti trasferito a Roma da giovane per frequentare l'università e qui si è innamorato dell'unica squadra che rappresenta la Capitale. Dopo essersi specializzato in diritto civile all'estero, si è stabilito tra Roma e Firenze con uno studio d'avvocato a Piazza Cairoli, una cattedra alla Luiss e un'altra nel capoluogo toscano.

E sono proprio i suoi studenti di Firenze che, braccati dai giornalisti locali, hanno raccontato i retroscena della sua vita da professore: «È tifoso romanista e a lezione ogni tanto gli scappa qualche battuta», ha detto a "Il Tirreno" una sua studentessa. Chissà se il suo nome, scelto dal milanista Salvini e dal napoletano Di Maio, non sia frutto di un compromesso anche calcistico.

Il Divo e Baffetto

Sono solo due i predecessori giallorossi di Conte a Palazzo Chigi. L'ultimo fu D'Alema, che è ancora un assiduo frequentatore della tribuna d'onore dell'Olimpico, avvistato anche il 24 aprile a Liverpool.

L'altro è Giulio Andreotti, che della Roma è stato ben più che un tifoso. Alle sue scelte si deve l'arrivo di alcuni presidenti, tra cui quello di Franco Evangelisti, suo braccio destro, e quello di Dino Viola, che nel 1983 fu eletto anche senatore nelle liste della Democrazia Cristiana.

Falcao e Andreotti: fu il Divo a farlo rimanere a Roma nel 1983

Al Divo si deve persino la permanenza di Falcao nell'estate del 1983, quando aveva già firmato con l'Inter: la religiosissima madre fu informata del dispiacere provato da papa Giovanni Paolo II nel conoscere la notizia. Andreotti, invece, si occupò di far sapere al presidente dell'Inter Fraizzoli che i suoi affari extra-calcistici erano a rischio: l'ottavo re di Roma restò.

A Giuseppe Conte non si chiede certo di usare il suo potere politico per favorire la Roma, ma quantomeno di portare un po' di fortuna: nessuno dei due scudetti repubblicani è stato infatti vinto con un premier giallorosso in carica. Dopo quello del Duce, quello di Andreotti e quello del Giubileo, è dunque arrivata l'ora di quello dell'avvocato.