Oggi l'Olimpico riapre le porte ai tifosi, seppure in numero ridottissimo, 217 giorni dopo l'ultima volta: Roma-Lecce 4-0 del 23 febbraio. Allo stadio c'erano circa 35mila spettatori, compresi 2500 leccesi.

Poi la pandemia, il lockdown e la bolla degli stadi chiusi. Saranno mille come disposto dalle ordinananze proposte dal governo e approvate dalle regioni. Visto il numero così esiguo, il club ha scelto di non mettere in vendita i tagliandi ma di procedere su invito. I primi 250 posti sono stati riservati dal club al personale medico e sanitario che in prima linea ha combattuto il Covid, tenendo fede alla promessa fatta dal club durante la fase più acuta del lockdown. Gli altri biglietti sono stati distribuiti a sponsor e partner del club, come previsto dagli accordi commerciali. Si procederà con questa formula - fanno sapere dal club - fino a quando non ci saranno nuove disposizioni che consentiranno di allargare il numero dei partecipanti. I tifosi saranno sistemati tutti nella Tribuna Monte Mario. Accederanno all'impianto seguendo i percorsi indicati e utilizzando tutti i presidi necessari a evitare il contagio. Insomma l'attenzione resta alta anche in virtù dei dati sui nuovi positivi che non permette a nessuno di abbassare la guardia.

Intanto il Cts ha bocciato la proposta arrivata nei giorni scorsi di aprire gli stadi per il 25% della capienza: «Per quanto riguarda la partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie, confermando che essi rappresentano la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus, anche in considerazione del recente avvio dell'anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo - si legge nella nota - il Cts ritiene che, sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano – al momento – le condizioni per consentire negli eventi all'aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome».