Stavolta il piano B, quello riferito allo scenario peggiore, è rimasto accartocciato dentro qualche cestino sotto una scrivania di viale Tolstoj. Perché per diverse settimane i dirigenti della Roma hanno dovuto preparare un mercato senza aver alcuna certezza che si sarebbe concretizzata almeno una delle manifestazione d'interesse per le azioni del club e, pur coltivando una minima speranza di conquistare il diritto di partecipare alla Champions magari vincendo l'Europa League, si erano cautelati immaginando di dover procedere ad un mercato impostato innanzitutto sulle cessioni. Il progetto, condiviso dall'ad Fienga col consulente Baldini (tornato per un mese ad occuparsi in prima persona del mercato, dopo la sospensione di Petrachi) e con l'appoggio per le questioni pratiche dell'onnipresente Morgan De Sanctis, era semplicissimo: chiuso l'acquisto di Pedro, e in attesa di poter riaprire la trattativa su Smalling, fino a nuove indicazioni si sarebbero ascoltate solo le proposte di acquisto di qualsiasi giocatore della rosa, con pochissime eccezioni, peraltro non limitate ai due gioielli più conosciuti.

Dunque, fermo restando il veto assoluto relativo a Zaniolo e a Pellegrini (quest'ultimo anche perché "esposto" al rischio cessione attraverso una clausola inferiore al suo valore di mercato, 30 contro almeno 50), l'input era di non accettare offerte neanche per Mirante, ideale secondo nel progetto tecnico di Fonseca, e per i tre ragazzi arrivati a gennaio: Villar, Ibanez e Carles Perez. Questo non significa ovviamente che la Roma aveva messo in preventivo di vendere altri elementi pregiati come capitan Dzeko, come Veretout o magari Mancini. L'impulso era stato dato direttamente agli agenti dei calciatori che ovviamente si sono messi tutti in moto. Così sono cominciati a fioccare gli interessamenti di varie società per diversi giocatori. Poi la chiusura del deal tra Pallotta e Friedkin ha fatto stoppare il piano B e a viale Tolstoj adesso non vedono l'ora di poter portare avanti il piano A. Senza Baldini, che dal giorno dell'ufficialità dell'accordo si è chiamato fuori da ogni trattativa, avvisando Fienga della sua irremovibile decisione. Il problema è che il piano A non è ancora pronto o, meglio, non lo conosce ancora nessuno. Lunedì se ne saprà di più, se verrà rispettata la scadenza per il closing. E questo non cambierà radicalmente i piani della Roma, sempre alle prese con i legacci di un bilancio che deve riequilibrarsi a prescindere dalle immissioni di Friedkin. Prima conseguenza: si allargherà il giro degli intoccabili. Il resto lo vedremo.