Edin Dzeko è in vacanza. Non è tornato a Sarajevo, perché sua moglie Amra a breve partorirà la seconda figlia femmina nella Capitale. Poco più di venti i giorni per ricaricarsi. La stagione non è stata positiva, l'ha fatto capire ampiamente Edin alla fine della partita con il Siviglia che ha sancito l'eliminazione dall'Europa. Parole forti, dirette, da capitano. Che hanno investito tutti, dal primo all'ultimo, compreso l'allenatore Paulo Fonseca (e anche per questo hanno fatto rumore). Il feeling con il tecnico portoghese c'è sempre stato e non perché il numero 9 ha tuonato dopo l'ennesima delusione stagionale in una partita che contava tantissimo si può essere rotto. Lo scambio di vedute, acceso, sereno, interno o pubblico, fa parte del calcio da sempre. Edin avrebbe voluto più palloni giocabili in stagione, mentre a Duisburg avrebbe voluto che la squadra trovasse un'alternativa a giocare dal basso, magari scavalcando il tanto tecnico centrocampo del Siviglia con un lancione che lui avrebbe smistato. Avrebbe voluto una squadra che sapesse soffrire di più. Ma quello che ha deluso di più il bosniaco (e con lui i tifosi della Roma) è stato l'approccio e l'atteggiamento di una squadra ancora immatura e priva, salvo pochi elementi, di esperienza internazionale. Anche per questo Fonseca ha chiesto espressamente giocatori navigati o comunque pronti per il prossimo futuro. Anche per questo, quando ha potuto, ha schierato sempre Henrikh Mkhitaryan vicino al diamante di Sarajevo, per abbinare forza, qualità ed esperienza. E così come il portoghese anche il capitano ha plaudito all'acquisto di Pedro - i giocatori li convinci anche così a sposare un progetto - che rinforzerà il reparto avanzato e la mentalità dell'organico.

Dzeko ha dato tanto alla Roma in questi 5 anni di permanenza appena compiuti proprio nel giorno dell'eliminazione dall'Europa League, è diventato lo straniero più prolifico della storia ed è a un passo dal salire sul podio dei marcatori all-time del club. La Roma ha dato tanto a Dzeko, non moltissimo dal punto di vista delle soddisfazioni sportive (zero trofei, risultato più elevato una semifinale di Champions), ma sicuramente abbastanza dal punto di vista economico, soprattutto con l'ultimo contratto firmato appena un anno fa. E qui si apre un altro discorso. Nonostante il cambio di proprietà al vertice da Pallotta a Friedkin, la Roma ha dei costi aziendali troppo alti. Deve abbassarli e cercare di sbagliare meno (soprattutto gli acquisti) in futuro. La volontà della Roma (può presentarsi Friedkin perdendo un leader così?) e soprattutto del giocatore - che non ha ricevuto offerte ufficiali ma attorno al quale girano sempre manifestazioni di interesse - è quella di non sconfessare l'ultimo contratto, in scadenza nel 2022. Per ora non sono previsti incontri con la nuova proprietà, in calendario invece dopo le vacanze (con la stagione sarà alle porte).

Oltre alle questioni familiari e al rapporto ottimo che Edin ha con la piazza, nella Capitale guadagna molto bene. Si è parlato della possibilità di spalmare l'ingaggio elevato del bosniaco (15 milioni lordi annui) allungando il contratto per alleggerire i costi, ma al momento non se n'è discusso. Sembra ancor più difficile che Dzeko possa lasciare la Roma per andare altrove. In Italia l'unico club che potrebbe permetterselo (e neanche troppo) è la Juventus. Dzeko piace anche a Paratici, che potrebbe mollare Milik dopo l'addio di Sarri, ma il costo e le prospettive di giocare meno potrebbero non far decollare la trattativa. Con l'Inter le porte sembrano chiuse dall'anno scorso. La vera domanda di mercato è: chi può dare almeno 10-15 milioni per un giocatore di quasi 35 anni alla Roma e garantire quello stipendio al calciatore? Mentre il costo del cartellino potrebbe essere aggirabile con uno scambio, quello del salario di Dzeko resta appannaggio di pochi grandi club e possibilmente stranieri. Poi c'è l'aspetto tecnico: per Fonseca Dzeko è un intoccabile, salvo adeguato sostituto, e la Roma deve cercare un suo vice. L'idea è un profilo giovane e promettente da affiancargli. Quella che stuzzica di più i tifosi, però, è l'opzione Milik (quasi impossibile economicamente) per avere due grandi centravanti alternativi. Almeno apparentemente, perché Dzeko ama giocare con un partner più avanzato, come Ibisevic e Grafite, due esempi di partnership riuscita.