È probabile che sia Arkadius Milik il centravanti della Roma del prossimo anno. E se di questo doman non v'è certezza, ma al momento solo ampia probabilità, delle parabole di Fonseca e Dzeko, in qualche modo collegati all'indiscrezione sul polacco (ri)emersa ieri con prepotenza, non si riesce a decifrare al momento neanche la direzione. Sono queste giornate di mezzo che rischiano di confondere tutti: a volte confusi lo sono i dirigenti, spesso i cronisti chiamati ad interpretarne gli umori prima ancora che le parole, quasi sempre i tifosi, che ormai non si fidano di nessuno, ma non si fanno sfuggire neanche uno spiffero. E ove capitasse, ci sono i social pronti a fissare ogni vocina, magari sbagliando, più o meno volutamente, l'autore dell'indiscrezione. Sta di fatto che dalla terra di mezzo la Juventus, intesa come società, si è subito chiamata fuori con scelte nette, per quanto discutibili. Lì si sa chi decide, chi consiglia, chi fa mercato e adesso anche chi allena. A viale Tolstoj, invece, comanda l'incertezza visto che neanche il più alto in grado, il ceo e ad Fienga, può avere la certezza di finire la stagione che comincerà con il raduno fissato per il 27 agosto, e quindi tra diciotto giorni.

Milik, dunque: Baldini aveva avviato la trattativa con il Napoli per risolvere l'impasse della valutazione di Ünder. Il club di De Laurentiis, interessato al turco per sostituire Callejon giunto a fine contratto, si era detto disposto ad arrivare ad una valutazione di 30 milioni con una formula di pagamento peraltro piuttosto diluita nel tempo. Ma Baldini aveva alzato l'asticella, mettendo in campo offerte non meglio definite dalla Premier League per Cengiz superiori ai 35 milioni. La trattativa è andata in stallo, senza però mai scadere del tutto. La Roma ha chiesto allora ufficialmente Milik, che però si era già offerto alla Juventus. Il polacco, in scadenza di contratto nel 2021, aveva detto sì all'idea di andare in un club di livello mondiale ma attratto soprattutto dalla prospettiva di prendere il posto di Higuain in una squadra allenata da Sarri. Ma l'esonero del tecnico toscano ha rimesso tutto in discussione e così la Roma è tornata in ballo. Il problema è che nel frattempo la società giallorossa ha cambiato proprietà, ma non ancora formalmente, e come primo effetto Baldini ha smesso di svolgere il lavoro sul mercato che stava compiendo su richiesta diretta di Pallotta dopo la sospensione di Petrachi dalle sue facoltà di direttore sportivo. Così della questione ora se ne occupa stabilmente Fienga, a diretto contatto con il ds partenopeo Giuntoli. E l'affare a quanto pare adesso ha buone possibilità di andare in porto.

Alla Juventus, il Napoli per Milik aveva chiesto 45 milioni, la Roma per Ünder ne vorrebbe almeno 38. Le due cifre sono piuttosto vicine, le plusvalenze ingolosiscono entrambi i club, visto che il turco al momento è a bilancio per una cifra intorno agli otto milioni di euro e il polacco per ancora meno, tra i cinque e i sei milioni (fu acquistato per 32 milioni e ha disputato quattro stagioni nel Napoli). L'affare, dunque, potrebbe mettere tutti d'accordo sia sotto il profilo tecnico, sia sotto quello finanziario. In questo caso però la Roma dovrebbe ragionare su una cessione di Dzeko visto che per un club che quest'anno fatturerà 180 milioni e ha costi quasi del doppio, avere due giocatori alternativi con questo costo rappresenta un lusso che non si può permettere. Va peraltro ricordato che Dzeko col nuovo contratto ha firmato fino al 2022 per una cifra sui 15 milioni lordi all'anno (7,5 netti al giocatore, premi facili compresi). Milik invece era già d'accordo con la Juve per un ingaggio annuale di 4,5 l'anno per cinque anni.

Poi va considerato il fattore Sarri. Che Milik piaccia anche a Fonseca non c'è dubbio alcuno, trovare però qualcuno al momento nel club giallorosso che sia disposto a mettere la mano sul fuoco che l'allenatore portoghese resti sulla panchina della Roma è impresa complicata. Al riguardo, piuttosto, si rimediano solo imbarazzati silenzi. Ci si trincera dietro parole scontate: «Chi può dirlo finché non si insedia il nuovo presidente e, soprattutto, non viene nominato il nuovo direttore sportivo?». Ufficialmente nessuno dichiara niente. Ufficiosamente trapela solo che la fiducia nei riguardi di Fonseca non è mai mancata. Ma la botta dell'eliminazione dall'Europa League, soprattutto per le modalità in cui è maturata, è stata pesante. Certo è che nessun dirigente arriva a giudicare un allenatore per una partita, ma se alla gara più importante della stagione la squadra si presenta così vuota, demotivata, in una parola impreparata, di sicuro una fetta di responsabilità ce l'ha anche il tecnico. In più, adesso s'è liberato Sarri che viene descritto sotto choc dalla inattesa decisione dei dirigenti juventini e confuso dall'improvvisa assenza di prospettive per la sua carriera. Chi lo conosce bene pensa che il tecnico toscano non accetterà proposte a breve termine ma aspetterà, ben remunerato dalla Exor, di valutare bene le cose nei prossimi mesi. Ma c'è anche chi pensa che invece l'idea di tornare subito in panchina, con un club desideroso di riscattarsi e che soprattutto potrebbe consentirgli di riprendere il filo del discorso tattico che tra il Chelsea e la Juventus s'era un pochino perduto, potrebbe affascinarlo. Soprattutto se al centro dell'attacco quella squadra schierasse un certo Milik. Sono scenari dei giorni di mezzo, certo. Alla Roma, con i fatti, il potere di scacciar via qualsiasi indiscrezione.