La sorpresa del post lockdown romanista ha un nome composto: Bruno Peres. Il brasiliano tornato a Roma a gennaio, dopo una serie di prestiti in patria (l'ultimo al San Paolo, squadra della sua città) nell'attesa della fine naturale di un contratto che prevede la proprietà del suo cartellino nelle mani della società giallorossa fino al prossimo giugno. Petrachi non l'ha piazzato, non è riuscito, non ha voluto, forse entrambe le cose. Quando è rientrato nella Capitale l'ex ds della Roma l'ha avvisato pubblicamente: «L'ho preso io a Torino. Lui sa giocare a calcio e lì l'ha dimostrato. Deve ritrovare quella fame, quell'umiltà che forse ultimamente aveva perso. La mia idea condivisa con Paulo è di dargli una seconda chance, perché a tutti si concede nella vita. La prima volta che sbaglia è a casa».

Preso in parola, Brunetto, come lo chiamano tutti (anche il profilo Twitter della Roma che al secondo gol a Ferrara ha twittato "Brunetto again"), trent'anni compiuti, si è messo lì e ha lavorato. Subito possibilità a gennaio prima dello stop forzato per la pandemia: male con Sassuolo, Bologna e Atalanta, un trittico horror per la Roma, poi Fonseca gli ha dato ancora fiducia e si è ripreso: titolare con Lecce e Cagliari prima della pausa. Di nuovo titolare alla ripartenza con la Samp. Con la fase 3 del calcio ha giocato dall'inizio 7 volte su 9 (panchina a San Siro e tribuna per scelta a Napoli) e con il nuovo modulo e con la difesa a tre è diventato un valore (assist col Parma per il gol di Mkhitaryan e doppietta contro la Spal, col secondo gol segnato da terzino sinistro). Certo, qualche "coccolone" difensivo o qualche scelta inspiegabile in attacco con lui non è esclusa, ma fisicamente e mentalmente sembra davvero un altro. Insomma, ha fatto ricredere diversi critici, tra cui anche qualche tifoso che esagera nelle prese in giro.

Intanto a chiedere scusa a lui e alla Roma è stata la Ceres, noto produttore di birra danese. "Stopping sending me this shit" (Smettete di inviarmi questa m***a): con questa frase si era aperto tre giorni fa il mini caso diplomatico social, con il profilo Twitter della famosa marca di birra che aveva paragonato Bruno Peres – in rigorosa maglia giallorossa – a uno dei prodotti aziendali, facendo leva probabilmente sulle disavventure un po' troppo alcoliche capitoline del recente passato del brasiliano. Popolo romanista in subbuglio, web in fermento e storia che si è chiusa con le scuse dell'azienda per l'inopportuno tentativo di creare engagement con una campagna molto nota negli Stati Uniti, che prese piede proprio due anni fa sul portale Imgur, quando un utente pubblicò un fotomontaggio di un tweet del conduttore tv Steve Harvey che chiedeva appunto ai fan: "Smettetela di inviarmi questa m***a", postando una sua foto a confronto con Mr. Potato. Il post e la somiglianza diventarono virali e altre celebrità tra cui la first lady Melania Trump erano stati coinvolti nel gioco virtuale. Che però talvolta è diventato di cattivo gusto. Chiara la morale: non toccate ai romanisti un loro giocatore, bravino, bravo, o bravissimo che sia.