L'arbitro Manganiello ha fischiato la fine di Spal-Roma mentre Zaniolo stava ancora esultando per la rete del 6-1. Come a dire che dopo un gol così non c'è più niente da vedere. È vero, la Spal non è il Real Madrid e la marcatura è arrivata a risultato già ampiamente acquisito. Ma è anche vero che Zaniolo arriva da un infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fermo per sei mesi, anche se dal modo in cui è andato a segnare non lo diresti mai. Una progressione di 50 metri in cui ha dribblato cinque avversari di forza, di astuzia e di classe, per poi scaraventare il pallone sotto la traversa. Una corsa così simile a quella che a gennaio contro la Juventus gli aveva fatto saltare i legamenti, che qualcuno ci ha visto la chiusura di un cerchio.

Quello che è successo a Ferrara è più simile al punto di una linea retta che è dritta e infinita come la corsa di questo ragazzo. Qualcosa che ti fa associare un nome e un cognome all'aggettivo "speciale", perché questo è Nicolò Zaniolo. Speciale. E come lo vuoi chiamare uno che trasforma anche una normale sera di luglio al "Paolo Mazza" in qualcosa da ricordare? Come il tacco volante di Falcao per il gol di Pruzzo in Roma-Fiorentina o il pallonetto di Totti a Empoli. Paragoni illustri, forse scomodi, per qualcuno esagerati. Ma questo succede quando fai un gol come quello dell'altra sera: ti proietti inconsapevolmente nella storia della Roma.

Capolavori romanisti

Nella storia recente della Roma ce ne sono stati di gol da ammirare e molti portano la firma di Francesco Totti. A Marassi aspettano ancora di vedere qualcosa di più bello di quel sinistro al volo contro la Sampdoria, squadra con cui sembrava avere un conto aperto visto che qualche anno prima si era travestito da Mose per aprire le acque blucerchiate e battere Antonioli con un pallonetto beffardo. Una progressione paragonabile a quella di Zaniolo contro la Spal ma con un finalizzazione diversa: il Dieci usava il pennello, il Ventidue usa la mazza. E a proposito di progressioni e pallonetti, sempre parlando di Totti, c'è la perla di San Siro contro l'Inter e quello ai limiti dell'erotico nel derby del 5-1.

Nella Roma degli Anni 80 il vero fuoriclasse era il gioco e la gioia del gol era tale solo se condivisa. Così nella rassegna dei gol più belli non può mancare l'azione corale contro il Carl Zeiss Jena conclusa da Falcao con stop di petto e tiro in controtempo. Collettivismo al potere anche nel gol del 3-0 contro il Goteborg nell'esordio della Roma in Coppa dei Campioni. Un'azione partita a centrocampo dai piedi di Bruno Conti e proseguita con una serie di veli, tocchi di prima e finte che hanno portato alla conclusione di Cerezo.

Ma in questa rassegna vintage c'è anche chi è uscito fuori dagli schemi come il bomber Pruzzo che in un Roma-Juve del 1983 decise di trafiggere il nemico di sempre con una rovesciata. Sprazzi di bellezza come quelli disseminati da altri grandi cannonieri della storia romanista: Montella, che con il pallonetto al Milan riuscì a unire estetica e necessità visto il peso di quella rete nella corsa scudetto, o Dzeko, che ha saputo illuminare le notti europee con il sinistro a volo contro il Chelsea. E parlando di notti europee come non citare il doppio passo di Mancini a Lione: una serie ubriacante di finte conclusa con un sinistro sotto la traversa. Un gol talmente bello da finire nella sigla della Champions League. C'era da aspettarselo da uno che si è presentato nel derby con un gol di tacco.

E quello di Zaniolo dell'altra sera rientra in questa stessa categoria. È il bello che diventa possibile, senza fare per forza paragoni. Perché presto i suoi gol non saranno più «alla Totti» o «alla Kaka», ma semplicemente alla Zaniolo.