Ieri mattina la Roma ha annunciato la fine del rapporto con Nike con quattro anni di anticipo: il marchio americano non sarà più lo sponsor tecnico del club giallorosso. Le due società però hanno firmato un nuovo accordo annuale valido solo per la prossima stagione, visto che il design e la produzione delle divise 2020-21 sono già in stato avanzato. Per questo anche l'anno prossimo prima squadra, giovanili e squadra femminile vestiranno prodotti Nike. «La risoluzione anticipata di questo accordo commerciale - ha detto al sito del club il capo del marketing Francesco Calvo - consentirà all'AS Roma di esplorare nuove opportunità nel mondo dei materiali tecnici e del licensing». Un divorzio che non sorprende troppo perché la partnership non ha mai entusiasmato troppo la società giallorossa (già nel 2017 Pallotta diceva: «Non sono soddisfatto dell'accordo con Nike»).

Pesano divergenze sulla diffusione del marchio nel mondo, ma soprattuto condizioni economiche ritenute non vantaggiose: nell'accordo era prevista una percentuale variabile (tra il 7,5% e il 12% del fatturato netto) sulle vendite effettuate nel corso di ciascun anno di contratto oltre al 50% dei proventi netti di qualunque prodotto commercializzato ed erano presenti alcuni bonus legati al raggiungimento degli obiettivi sportivi raggiunti, ma anche un malus in caso di mancato ingresso in Champions League. Tra compenso base e percentuale variabile il club giallorosso incassava circa 5 milioni di euro a stagione, per un totale di circa 36,7 milioni di euro in sei anni. Lontano comunque dai compensi annuali dei top team come la Juventus (51 mln da Adidas), ma dietro anche a Milan (15 mln da Puma), Inter (10 mln da Nike) e Napoli (8 mln da Kappa).

Gli scenari

Ora è caccia al nuovo sponsor. L'obiettivo della Roma è valorizzare un percorso sportivo che non ha portato trofei ma ha consolidato la posizione del club che dal 2013 a oggi è passato dal 43° al 15° posto nel ranking Uefa. Per la successione circolano diversi nomi. Uno è quello di Adidas per gli ottimi rapporti di Calvo con il brand tedesco: fu lui a portarlo alla Juventus. Un altro è quello degli americani di New Balance, marchio con sede a Boston (casa base di Pallotta) e già sponsor del Liverpool (società "amica" del tycoon americano). Più defilati i nomi di Under Armour, altro marchio americano che in passato ha vestito il Tottenham (leggi Baldini), e Kappa, già in passato sponsor dei giallorossi che ha un filo diretto con alcuni top manager del club. E se la cosa non dovesse risolversi in tempi brevi non è escluso che la Roma per un anno possa autoprodurre il materiale tecnico come avvenuto nella stagione 2013-14. Molto potrebbe dipendere anche dal futuro proprietario del club.