La Roma ricomincia da tre. I romanisti ricominciano da te, caro Nicolò. Zaniolo è il sorriso della Roma che sta tornando a vincere. Facendo il suo, sia chiaro, con due formazioni che si devono battere come Parma e Brescia, ma nelle crisi, si sa, serve anche questo: fare gol, fare morale, crescere. E così, Paulo Fonseca, che pure in conferenza stampa pre-partita e post-partita ha richiamato l'attenzione sul gruppo («la cosa più importante è la squadra») piuttosto che sul singolo («se potremo far giocare Zaniolo giocherà, altrimenti non giocherà»), l'ha inserito per quasi mezz'ora al Rigamonti. Partita migliore per fargli tornare confidenza con il campo e magari anche con il gol non poteva esserci. Con la squadra in vantaggio di due reti Nicolò è entrato in campo libero di testa, ha fatto un allungo dei suoi dopo pochissimi minuti con stop a seguire e falcata. Con quel capello sbarazzino che - perdonateci - ricorda un po' (se non fosse per quella diversità di biondo,"paglia e fieno", per dirla con Verdone) un certo Francesco Totti diciassettenne che proprio in quello stadio ha iniziato a scrivere la sua storia nella Roma, cioè la storia della Roma. Poi si è fatto vedere e Perotti l'ha servito, apparentemente un po' troppo lateralmente, ma l'ha raddrizzata lui, Nicolò, con quella sassata di sinistro che il povero Andrenacci ha lasciato passare forse per non farsi male. Un sinistro scagliato con potenza, con rabbia e con amore. Quello da cui Nicolò è stato circondato nei mesi più tosti, quelli del recupero e del lockdown. Che per lui è stato tutto di sudore e lavoro, per tornare a correre in fretta.

Con il supporto di qualche amico, tra PlayStation e dirette, della fidanzata, tra immagini e cuori, ma soprattutto di mamma Francesca (che dopo la partita ha postato le due immagini a confronto, quella del 12 gennaio scorso, in cui CR7 gli accarezza il volto mentre esce in barella, e quella di Brescia, in cui finalmente Nicolò ha «chiuso nel cassetto» quel brutto incubo) e di papà Igor, pendolare da La Spezia a Roma, ma sempre vicino al figlio per il consiglio giusto, da ex calciatore, e qualche raccomandazione in più alla prudenza, perché «fosse stato per lui si sarebbe messo in campo un mese fa». La sassata di sinistro di Brescia e quella corsa verso un immaginario settore ospiti racchiuso dentro una telecamera, per mettersi lì al cospetto dei fotografi per farsi ammirare a braccia aperte come il Cristo redentore di Rio de Janeiro. E ritrovarsi in centomila stories di Instagram molte delle quale ricondivise da Nicolò nella giornata di ieri, dopo lo scarico effettuato a Trigoria e la pressoterapia per sciogliere un po' i suoi muscoli di Riace. Totti, Gesù, addirittura Ronaldo, quello senza Cristiano davanti (anche lui ha nel cuore Brescia, perché lì segnò il primo gol in Serie A con la maglia dell'Inter). Anche lui, come gli altri due, grandissimo, almeno quanto la sofferenza temporanea provata che poi l'ha resi ancora più grandi, se non infiniti. Calma, però. Zaniolo è Zaniolo, oggi è l'uomo in più per Fonseca e per la Roma. È quel ragazzo che qualche volta si mette ancora nei pasticci, come nel caso del bisticcio, subito sedato e per il quale ha chiesto scusa, con i bresciani dopo la rete al Rigamonti. Dosare il rientro era il programma e questo gol non cambia niente, se non nella fantasia dei tifosi che negli ultimi mesi davvero avevano disimparato il sorriso e adesso tornano a sognare. L'Europa, per esempio. Insieme a Nico.