Terza sconfitta consecutiva nelle quattro gare dopo la ripartenza, l'unica vittoria, alla prima dopo lo stop, arrivata grazie a due perle di Dzeko dopo essere passati in svantaggio con la Sampdoria. Decimo ko complessivo in campionato (dodicesimo in stagione), in pratica uno ogni duecentosettanta minuti. Altri due gol al passivo e meno male che Pau Lopez è tornato da numero uno, migliore in campo di una squadra che comunque sette-otto occasioni da gol al Napoli le ha garantite.

Roma raggiunta al quinto posto in classifica dalla squadra di Gattuso, il settimo del Milan di Ibra, che vuole dire preliminari della prossima Europa League roba che sarebbe un autentico disastro, distante ormai appena due punti. Numeri di una squadra che è più o meno sparita. Insomma, roba da mettersi le mani nei capelli.

Ma proprio ai capelli si devono aggrappare i sempre più malinconici (eufemismo) tifosi giallorossi. A quelli biondo platino («il paglia e fieno che va tanto di moda a Miami», citazione di Carlo Verdone) di Nicolò Zaniolo. Che Paulo Fonseca a una trentina di minuti, recupero compreso, dal fischio finale, ha deciso di spedire in campo stupendo un po' tutti, forse lo stesso giocatore che probabilmente non si aspettava di riscoprire l'effetto che fa proprio alla sua prima convocazione dopo l'infortunio. Il tutto centosettantacinque giorni dopo (poco meno di sei mesi come da protocollo) quel maledetto crac contro la Juventus, una verticalizzazione in corsa da fuoriclasse, l'impatto con gli avversari, il crociato saltato, la sala operatoria, la lunga riabilitazione, un'assenza che, Covid a parte, si è sempre più sentita in una Roma incapace di tornare quella che si era vista fino alla pausa natalizia dello scorso anno.

Forse anche perché non c'era Zaniolo, l'unico (oltre a Dzeko) in grado di fare la differenza, in una rosa che probabilmente un po' tutti, a cominciare da chi scrive, abbiamo sopravvalutato. E il ragazzo, pur sapendo che la migliore condizione è ancora lontana, un paio di corse palla al piede ce le ha regalate. Aprendoci il cuore a una speranza, non tanto e non più legata al campionato se non per conservare almeno quel sesto posto che vuole dire evitare preliminari di Europa League, quanto a quel sogno chiamato Europa League che questa Roma, anzi auguriamoci una Roma diversa e migliore, dovrà affrontare nel mese di agosto, primo ostacolo il Siviglia del señor Monchi, sperando poi di continuare a sognare.

Nessuno se lo aspettava Zaniolo in campo al San Paolo. Probabilmente lo stesso Fonseca lo aveva portato solo per fargli riassaporare l'emozione di entrare in campo in una partita ufficiale. Poi, il portoghese, visto che in campo nessuno dei giallorossi era in grado di garantire una scintilla, una giocata, un orizzonte diverso dalla mediocrità, all'inizio del secondo tempo gli ha detto di andare a scaldarsi, cosa che gli stessi telecronisti di Sky hanno subito sottolineato perché Zaniolo non rappresenta solo il futuro della Roma, ma anche del nostro calcio. Il ragazzo biondo platino lo ha fatto con un intimo piacere. E dopo pochi minuti è stato chiamato il cambio.

Fuori un Kluivert che peraltro fino a quel momento non l'aveva mai presa (se c'è qualcuno che per l'olandese è disposto a dare trenta milioni, siamo pronti a fare il fiocchetto), vai Nicolò regalaci un nuovo orizzonte, quello che in questo momento i tifosi fanno una maledetta fatica a vedere. E il ragazzo almeno questa speranza ce l'ha regalata.

È chiaro che dovrà continuare a lavorare per migliorare la condizione atletica, ma la troverà soltanto giocando, magari avrà qualche down di rendimento, ma nelle prossime partite giocherà sempre di più. Magari non subito titolare alla prossima, ma dalla trasferta di Brescia il biondo platino tornerà nell'undici iniziale, avendo come obiettivo quello di ridare almeno una parvenza di anima a una squadra che sembra svuotata, e non si capisce perché, di tutto.

Fonseca ha bisogno come il pane di ritrovare lo Zaniolo dei giorni migliori, il baby in grado di avere i colpi e la sfacciataggine del campione, il ragazzo a cui auguriamo di tornare, presto, a baciare lo stemma sulla maglia, il gioiello per cui i più grandi club europei sono disposti a fare follie. Ecco, la Roma di questi tempi almeno capisca che questo prospetto di campione, bisogna che rimanga qui.

Non possono esserci, almeno in questa stagione, proposte indecenti a cui non si può rispondere no. Invece si dovrà dire no. Perché il biondo platino rappresenta l'unico orizzonte di questa Roma sbandata, la sola speranza intorno alla quale ricostruire un futuro migliore di questo lacerante presente, il ragazzo con cui la gente romanista può identificarsi augurandosi di goderselo a lungo. Magari cominciando già dalla prossima Europa League. Del resto non ci rimane che quella. A parte Nicolò Zaniolo.