Il portiere della Roma Pau Lopez ha rilasciato un'intervista al profilo Instagram bcnbest. Queste le sue parole:

Come va il polso?
Bene, meglio. Mi sono fatto male tre giorni dopo l'inizio degli allenamenti. Sono passate quasi 5 settimane e va meglio.

Quando sarai pronto per giocare?
Non lo so. Spero tra poco. I prossimi giorni faremo diverse prove. Ci vuole un po' di pazienza.

Come ti sei allenato durante la quarantena?
La Roma come tutti i club ci ha dato un programma da seguire. Tutti i giorni avevamo qualcosa da fare. La nostra condizione si vedrà quando si inizierà a giocare. Per fortuna qua in Italia abbiamo avuto un po' più di tempo rispetto agli altri paesi per prepararci alla ripresa e credo che la squadra si farà trovare fisicamente pronta.

Stare chiuso in casa condiziona più l'aspetto fisico o quello mentale?
Un po' tutti e due però alla fine la cosa più dura era non sapere quando si sarebbe ricominciato. Quando si decideva una data poi la rinviavano. Questa cosa è stata un po' pesante. Come sai poi quello del portiere è un ruolo a parte. Ti puoi allenare ma solo fisicamente. Spero piano piano di poter riprendere come avevo finito.

Avete svolto gli stessi esercizi dei compagni durante la quarantena oppure no?
Abbiamo un preparatore fisico specifico per i portieri. Facevamo qualche circuito, un po' di cardio e un po' di resistenza.

Come hai iniziato a fare il portiere?
Mio padre faceva il portiere nella squadra del quartiere dove vivevamo e quindi ho seguito le sue orme. Ero piccolo, non mi piaceva come mi piace ora. Ho fatto anche basket a scuola per un periodo ma poi sono tornato al calcio e alla porta e ci sono rimasto fino ad oggi.

Com'è passare dal giocare per la squadra del tuo quartiere all'Espanyol?
È una trasformazione molto grande, per me ma anche per la mia famiglia. Mi veniva a prendere un taxi a scuola, mi portava agli allenamenti e poi tornavo a casa tardissimo. Mio padre il fine settimana mi accompagnava alle partite per tutta la Catalogna.

L'arrivo a Roma?
Non avevo intenzione di andare via dal Betis, la mia famiglia stava benissimo. Poi però è arrivata la Roma e ho avuto la possibilità di giocare in un club storico che va sempre in Champions, non avrei mai potuto dire di no. C'erano molti soldi in ballo ed è stata un'ottima operazione anche per il Betis. Non potevo dire no a questa esperienza, in un club così grande e storico. I tifosi e i compagni mi hanno trattato benissimo. Ci sono giocatori come Dzeko, Pastore, Fazio e Kolarov, è una grande cosa dividere lo spogliatoio con loro.

Come va con l'italiano?
Quando sono arrivato qui non sapevo niente, parlavo in inglese. La Roma ha un traduttore che parla 7-8 lingue e mi sono confrontato con lui, adesso parlo ancora poco. Magari se mi dicono una cosa la capisco, ma per parlare devo studiare ancora un po'. È diverso dallo spagnolo e dal catalano.