Verso la ripresa del campionato di Serie A mancano ancora pochi passi formali. Lunedì ci sarà il Consiglio Federale che ratificherà ogni regola che sovrintenderà alla ripartenza: stabilite dalla Lega date e orari, ora restano da fissare le regole d'ingaggio relativamente a piano A, B e C, e a ogni clausola o cavillo in grado di dirimere con chiarezza, e chiaramente in anticipo, ogni eventuale piccolo dettaglio che quando si sarà partiti potrà essere decisivo nell'assegnazione del titolo. Se si parte e si arriva in fondo, il cosiddetto Piano A, non ci saranno problemi, se non le speculazioni di quelli che si sentiranno penalizzati per quel che accadrà. Se non si parte per niente, per qualsiasi motivo, il Piano B prevede i playoff che la Figc fisserà con formula molto breve e con il coinvolgimento di tutte e 20 le squadre, divise in tre fasce: alla Lega proprio non piacciono, ma l'eventualità a questo punto è remota e nel caso lo accetterebbero. Se invece si parte e ci si ferma,il Piano C della Figc prevede classifica cristallizzata e poi "ponderata" con l'algoritmo di cui si è molto parlato.

Ieri ne hanno discusso ancora i 20 club di serie A (a rappresentare la Roma è stato Francesco Calvo, il responsabile dei ricavi commerciali) e l'Assemblea «ha dato indicazione ai rappresentanti della Lega Serie A di votare in favore di soluzioni che salvaguardino sempre il merito sportivo qualora non fosse possibile portare a termine il campionato di Serie A». Tradotto: all'algoritmo preferiscono la semplice media punti, e in ogni caso nel caso di stop non dovranno essere decisi scudetto e retrocessioni (salvo verdetti già aritmeticamente stabiliti). Il discorso si farebbe troppo delicato e si presterebbe a troppe speculazioni: meglio tenere tutte le 20 squadre attuali in Serie A. Logico: lo dicono i club di A. Alla Lega di B la prenderanno malissimo. Per la cronaca la delibera è stata firmata da quasi tutti i club, contrario il Milan, astenuti Lazio, Napoli e Roma. Ma Gravina a quanto pare metterà d'accordo tutti: le retrocessioni dovranno per forza essere stabilite, semmai potrebbe non essere assegnato con l'algoritmo lo scudetto, a meno che il divario tra la prima e le altre non sia evidente. E anche questo dettaglio dovrà essere stabilito con precisione. Lunedì se ne saprà di più.

Ma quali sono i motivi per cui il campionato potrebbe fermarsi? Il "nemico giurato" dei presidenti è la quarantena obbligatoria, o per meglio dire l'isolamento fiduciario a cui devono essere sottoposti i compagni di squadra e quelli che hanno avuto a che fare con l'eventuale nuovo contagiato (ieri in Lombardia ce ne sono stati 402). I presidenti vorrebbero che si abbassasse il numero dei giorni da 14 a 7. Ma a quanto pare gli scienziati non avalleranno mai il progetto. Ieri a Radio Punto Nuovo è intervenuto Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo Oms, consigliere del Ministro Speranza per il Coronavirus e consulente del Coni. Sull'ipotesi è stato chiarissimo: «L'accorciamento non è possibile. Il periodo di allontanamento non può essere inferiore, ma una strada alternativa si può trovare, ci stiamo lavorando. Ci sono casi in cui l'incubazione dura anche oltre i 14 giorni». Perché non seguire gli altri Paesi Europei? «Gli inglesi hanno sbagliato tutto in questa pandemia, la Germania invece non ha raggiunto i nostri picchi. Noi stiamo viaggiando nel mezzo, con riaperture graduali e non avventate. La ripartenza porterà qualche rischio, nonostante ci siano le porte chiuse. Man mano che le cose andranno meglio, si può ricominciare a pensare di allentare la guardia per il pubblico. Quindi credo possibile ad un numero ridotto di spettatori possano partecipare allo spettacolo. Non saprei le tempistiche, ma credo che in quas itutta Italia si possano cominciare a fare questi discorsi»