La storia di Joe DaGrosa e il Bordeaux è una di quelle senza lieto fine. Una parentesi brevissima, dall'estate del 2018 a dicembre 2019, e sofferta quella del tycoon americano alla guida di uno dei club più importanti della Ligue 1. L'esordio nel calcio era iniziato sotto i migliori auspici, perché DaGrosa ha dimostrato fin da subito una certa attitudine nella comunicazione, presentandosi come «innamorato del Bordeaux» ma che arrivava in Francia «per rilanciare il club, stare per cinque o sei anni e poi venderlo», come racconta Johann Crochet, giornalista sportivo francese.

Trasparenza e franchezza, dunque, ma ben presentata. Perché l'operazione che ha portato DaGrosa al vertice del Bordeaux è stata piuttosto complessa, come minimo nella sua struttura. Quando Joe ha messo gli occhi sui "girondini", l'affare ammontava a circa 100 milioni di euro. L'investitore dello stato di New York non poteva affrontarlo da solo e fu quindi coinvolto il fondo King Street. Insieme le parti hanno ottenuto il finanziamento dal fondo Fortress Investment Group (con prestiti per 95 milioni di euro) e DaGrosa ha così acquistato il 13,6% della società, versando "solo" 2 milioni di euro attraverso la Gacp, ma ottenendo il mandato di gestire il club dall'azionista di maggioranza King Street che voleva delegare il progetto sportivo.

Ma cosa non ha funzionato in un lasso di tempo così breve? «La gestione del club - non ha dubbi Crochet -. In particolar modo sotto la sua gestione sono esplosi gli stipendi della rosa. Sono state effettuate delle scelte abbastanza inspiegabili: l'anno scorso hanno offerto a Laurent Koscielny, allora trentatreenne e che era all'Arsenal, quattro anni di contratto a 15 milioni lordi. Impensabile per un club che in Francia equivale alla Fiorentina in Italia. Ma ci sono diversi altri casi di calciatori mediocri stra-pagati come Loris Benito, che è stato preso in Svizzera dallo Young Boys».

Tralasciando qualche chiacchiera cittadina sui lasciti delle lussuose spese personali (e del suo staff) pagate dal Bordeaux, King Street ha deciso di rilevare il suo 13,6% a metà dicembre scorso, registrando anche il malumore dei tifosi: «Le prime vere contestazioni a tutto il suo operato sono arrivate dagli ultras, poi dalla stampa. E per King Street i problemi con i tifosi non sono finiti, perché non hanno molto a che fare con il calcio, sono qui per fare business».

Il sogno di un City Group per DaGrosa da rifare, dunque: «Bisogna essere prudenti, per un progetto come quello del Manchester c'è bisogno di molti soldi. Si può dire che qui in Francia quel sogno non è decollato. Poi, dipende sempre dall'impegno che si mette in gioco, certo con i 2 milioni messi nel Bordeaux non avrebbe potuto dar seguito a un progetto simile. Dall'immagine che si ha di Pallotta, che ha messo molti soldi nella Roma, non credo che un investitore come DaGrosa possa fare la differenza come socio».