Alla ricerca del socio perduto, Pallotta al momento sfoglia DaGrosa, nel senso di Joseph DaGrosa jr, 55enne imprenditore americano nato a New York, ma residente a Miami, reduce dalla sua prima esperienza da presidente di una società di calcio europea: ha appena lasciato - tra diverse contestazioni - il Bordeaux dopo averlo rilevato appena un anno prima. L'indiscrezione, rivelata ieri mattina da Repubblica, ha un fondamento di verità: effettivamente l'investitore statunitense ha manifestato al proprietario della Roma la sua intenzione di rilevare parte del pacchetto azionario della società giallorossa non appena ha saputo dalla banca d'affari Goldman Sachs - che consiglia e sostiene Pallotta in questo delicato momento di gestione - del naufragio della trattativa con Friedkin. Ma il rapporto tra i due connazionali non è entrato ancora nella fase della trattativa vera e propria: DaGrosa ha sfogliato il dossier in cui si propone l'investimento e ha manifestato il suo interesse per una compartecipazione. La banca ha informato il proprietario della Roma e ora si attende la definizione di una proposta più concreta. Quindi è ancora presto anche solo per ipotizzare che la trattativa vada in porto o che l'ex presidente del Bordeaux abbia l'intenzione o magari una concreta possibilità di diventare il nuovo proprietario della Roma.

Le strade di Pallotta

Ma indubbiamente la notizia conferma l'attivismo di Pallotta e della banca per trovare una soluzione definitiva alle questioni che riguardano la Roma. Delle tre strade possibili da percorrere, una prevede il suo disimpegno totale in favore di un nuovo acquirente, ma questa, dopo l'ennesimo no alle offerte di Friedkin, sembra anche l'opzione meno concreta e il motivo è semplicissimo. L'emergenza Coronavirus ha indubbiamente e inevitabilmente svalutato le potenzialità di una società che ogni analista finanziario oggi colloca su un valore cosiddetto di enterprise value (in sostanza la valutazione reale e oggettiva del club) intorno ai 500 milioni di euro, che è anche più o meno il prezzo offerto da Friedkin nella sua ultima interlocuzione con Pallotta. Ma mister Jim aveva detto sì, ad inizio di marzo, ad una cifra decisamente più alta, superiore ai 700. A distanza di un paio di mesi e di un virus devastante, il valore è sceso almeno del 25%. E allora Pallotta ha deciso di rifiutare l'offerta e continuare nella sua gestione, confortato in questo senso dalla sua banca di riferimento, Goldman Sachs.

Le alternative

Un'altra ipotesi, dunque, è che continui l'avventura da solo: i mezzi finanziari ci sarebbero, Goldman sarebbe persino disponibile ad una nuova apertura di credito sui futuri incassi della società, ma sarebbe indubbiamente più complicato far quadrare i conti senza intaccare il patrimonio tecnico che invece è sempre stato l'obiettivo di ogni ds di questi anni, anche quando si è proceduto a cessioni dolorose. E infatti la squadra è rimasta più o meno sempre competitiva. Diventa persino logico, a questo punto, che la soluzione più semplice per Pallotta sia quella di andare avanti sostenuto da un socio forte. E qui subentra DaGrosa che tra gli imprenditori interessati ha avuto il pregio anche di farsi avanti ufficialmente.

Il modello City

A leggere le testimonianze della sua ultima avventura - quella alla guida dei Girondins di Bordeaux - le recensioni non sono propriamente entusiastiche. Ma è inutile immaginare quell'esperienza applicata a quella eventuale al fianco di Pallotta. Piuttosto, sembrano degne di nota le dichiarazioni rilasciate pochi giorni fa alla Shields Gazette, un sito sportivo del Nord Est dell'Inghilterra, interessato al finanziere che pareva vicino anche al Newcastle: «Non stiamo guardando a un top club, anche solo per un discorso di costi, ma ce sono altri che sembrano molto interessanti. Ci sono anche istituti di credito che ora si trovano di fatto proprietari di club che sono mal equipaggiati per gestirli, quindi si stanno dando da fare cercando di capire cosa fare. Questo fa nascere un'opportunità per fornire liquidità al mondo del calcio e dal nostro punto di vista è un'opportunità per acquistare i club con uno sconto. Così avremmo l'opportunità per costruire una piattaforma simile al City Football Group, in un periodo di tempo molto più breve e ad un costo molto più basso. Vorremmo avere il nostro primo club entro settembre o ottobre. Penso che entro 12 mesi avremo completato facilmente la fase uno: un club di ancoraggio, un club satellite e tre accademie. Per la seconda fase, che prevede altri quattro club satellite e sei accademie, serviranno altri 12 mesi».