Si riparte. Che poi si finisca giocando le centoventisette partite che mancano al calcio italiano (comprendendo le tre di coppa Italia) è un mistero che scopriremo strada facendo. Il ministro Spadafora ha già annunciato che starà con le dite incrociate, mentre il presidente Gravina ci ha spiegato il piano B (playoff e playout che nessuno vuole giocare) e pure il piano C con tanto di algoritmo che chissà cosa di brutto avrà fatto pensare a Walter Sabatini. Visto che molte squadre, compresa la nostra Roma, ci tenevano a rimettere il pallone al centro del campo, pazienza se gli spalti non saranno occupati dai tifosi.

È il caso, a due-tre settimane dal fischio d'inizio, di provare a rifare i conti economici del circo pallonaro, quei conti che poi sono alla base di questa ripartenza estiva, in campo ogni tre giorni, quaranta gradi all'ombra e speriamo che io me la cavo. Conti che si possono dividere in quattro macrocategorie: diritti televisivi (gran parte del cucuzzaro), biglietteria, sponsor, merchandising. Mentre dall'altra parte della bilancia ci sarà da affrontare la questione stipendi dei calciatori.

Diritti tv

Partiamo da gran parte del cucuzzaro. Come è ormai noto, le televisioni fino a oggi hanno scelto di non pagare la sesta e ultima rata (scaduta il due maggio scorso) di questa stagione prevista dal contratto firmato due anni fa (c'è un'altra stagione garantita, dopo si dovrà ridiscutere tutto e chissà che sorprese ci saranno alla luce di tutto quello che è accaduto in questi mesi). La parte che riguarda la nostra Roma, indica in dodici-tredici milioni il tot che dovrebbe entrare nelle casse di Trigoria.

È chiaro che nel momento in cui le partite andranno in scena, l'esposto della Lega alle tv per pagare il dovuto assumerà contorni ben più solidi rispetto pure a un contratto che i club, assicurano, è comunque garantito. Le parti da tempo sono in trattativa per trovare una cifra che possa in qualche modo fare pace con il cervello di tutti, le tv chiedono uno sconto, i club da questo orecchio ci sentono poco. Ora che si giocherà (fino a quando non si sa), che succederà?

Le televisioni dovranno pagare, ma quanto considerando che il prodotto che sarà fornito non è proprio quello stabilito, cioè stadi vuoti e sonoro finto (una follia)? È verosimile che da parte di chi ha comprato i diritti si insista nel richiedere uno sconto, un po' come è successo in Bundesliga, ripresa ormai da un paio di settimane (non sappiamo a voi, ma a noi piacciono poco le partite tedesche con stadi vuoti: le emozioni, sono tutto quello che abbiamo, sono azzerate). Sconto o non sconto, le televisioni dovranno onorare il contratto, per la Roma vorrà dire incassare non meno di una decina di milioni che, peraltro, a Trigoria hanno sempre dato per garantiti.

Botteghino

Passiamo alla biglietteria. Non cambierà niente, visto che le gare si giocheranno senza pubblico, abbonati compresi, abbonati che peraltro il loro cash lo avevano regolarmente versato prima dell'inizio della stagione (e per queste partite a cui non potranno assistere nella Roma si sta pensando a un rimborso tipo voucher da scontare quando sarà possibile rifare l'abbonamento).

Qualcuno ha immaginato la possibilità, per le partite di luglio, di una parziale riapertura degli stadi ai tifosi. A noi questa ipotesi pare impossibile. In ogni caso anche se succedesse, immaginando una riapertura per un terzo dei posti, per la Roma non cambierebbe niente perché un terzo dei posti, più o meno, sono gli abbonati che ovviamente avrebbero la prelazione.

Sponsor e merchandising

Discorso diverso, per quel che riguarda gli introiti, è quello relativo agli sponsor. Rigiocare, con tanto di televisioni, per i partner commerciali della Roma vorrebbe dire riavere quegli spazi di visibilità che sono parte integrante dei loro contratti. Una cifra valutabile tra i tre e i cinque milioni di euro che dovranno essere onorati visto che torneranno in bella vista le maglie e i cartelloni pubblicitari che ormai sono parte integrante dei nostri stadi.

Per la Roma, inoltre, con la ripartenza ci sarà la possibilità dell'ingresso di un nuovo sponsor (c'è ancora lo spazio vuoto sulla manica della maglia, così come il kit di allenamento e il centro sportivo Fulvio Bernardini). Prima della chiusura per pandemia, il club giallorosso aveva praticamente chiuso con un nuovo marchio, un'azienda di quelle che portano il cibo a casa, accordo che fu stoppato con la chiusura di tutto. Ora con la ripartenza è probabile che si arrivi alla fumata bianca.

Infine c'è l'aspetto del merchandising che con gli store chiusi si era azzerato, a parte le vendite via internet che comunque costituiscono una minima parte. Ora si ripartirà, puntando forte sulla nuova maglia che comunque prima di un mese difficilmente sarà messa in vendita.

Gli stipendi dei calciatori

Infine c'è la questione degli stipendi, da pagare in questo caso. L'accordo che la Roma aveva trovato con i suoi calciatori, prevedeva il congelamento di quattro mensilità (l'ultima pagata è stata febbraio), una e mezza a fondo perduto diciamo così, le restanti due e mezzo da rimborsare a rate nella prossima stagione. Ora, però?

Fino a luglio i calciatori continueranno a non prendere la busta paga, poi ci sarebbe un accordo che in caso di qualificazione alla Champions League prevederebbe il pagamento di un paio di mensilità, in caso contrario si rispetterebbe l'accordo trovato in precedenza. In ogni caso, sul bilancio che si chiuderà il trenta giugno, gli stipendi non andranno a pesare. Meglio così visto che il rosso previsto dovrebbe essere a tre cifre.