Si può fare un po' d'ordine sulle vicende più recenti della proprietà della Roma partendo però da un presupposto: a meno che non sia dietro l'angolo un nuovo fantomatico acquirente di cui solo lui è a conoscenza, James Pallotta è tornato in sella perché ha valutato poco conveniente svendere le sue azioni in piena crisi pandemica. Così, ottenuto il supporto della sua banca di riferimento, la Goldman Sachs, e a quanto pare non solo per l'aumento di capitale che a questo punto dovrà sottoscrivere per intero, adesso Pallotta è consapevole che potrà andare avanti almeno fino al prossimo orizzonte temporale per la futura cessione: fine 2020, inizio 2021, in pratica un anno dopo rispetto ai tempi in cui era stata concordata la vendita del pacchetto delle azioni a Dan Friedkin.

Sarebbe questo il tempo minimo necessario per assorbire i danni prodotti dalla pandemia che ha bloccato il mondo (e per capire lo spirito con cui l'ha presa Pallotta basta riandare indietro nel tempo di pochi giorni, al suo tweet contro il Governatore del Massachusetts, Charlie Baker, accusato di aver mandato in bancarotta mezza Boston) e per riassestare la società ai livelli finanziari cui il lavoro di Fienga e prima ancora di Baldissoni l'avevano portata.

Se oggi c'è un imprenditore a cui il Coronavirus ha creato un danno realmente quantificabile è lui: aveva ceduto la maggioranza delle azioni della Roma ad una valutazione che ogni analista finanziario aveva definito eccezionale, intorno agli 800 milioni di euro. Le carte erano praticamente state tutte vidimate, le clausole analizzate, ogni dettaglio della due diligence valutato e accettato. Mancavano solo le firme finali, quando in Italia è scoppiata l'emergenza che ha messo prima in discussione l'accordo e poi lo ha fatto miseramente naufragare.

Due mesi dopo Friedkin si è rifatto sotto con una valutazione di quasi il 50%, poi di fronte al no del presidente giallorosso ha ritoccato le cifre, arrivando qualche giorno fa ad una quota di quasi 500 milioni, quasi 300 in meno rispetto alla prima. In questi giorni Torri e Fasan hanno correttamente riportato diversi particolari della vicenda. Pallotta può anche aver pensato di accettare. Intorno pare non ci sia granché: altre offerte, tipo quella del fondo inglese Cvc, ora interessato ad entrare nel business dei diritti della Lega di Serie A, erano ferme ad una valutazione globale di circa 350 milioni.

Così Pallotta, almeno per quello che al momento trapela dal mondo finanziario, ha preso la decisione che sa assumere ogni imprenditore che non abbia l'obbligo di accettare offerte anche al ribasso pur di allontanare l'acqua che sta arrivando alla gola, e così ha deciso di rifiutare. L'ultima offerta del signor Toyota era per così dire "chiusa": prendere o lasciare e, in caso positivo, Pallotta avrebbe ricevuto sui suoi conti i bonifici con l'intera somma, neanche sufficienti però per rientrare dell'investimento e per ripagare tutti i debiti.

Poi però ha prevalso l'istinto del finanziere abituato a far fruttare i suoi affari e, confortato dall'appoggio della Goldman Sachs e, nello specifico, dai consigli del suo advisor ormai quasi personale dell'autorevole studio legale DLA PIPER, ha provato ad immaginare un nuovo assetto e ha trovato la via per ricapitalizzare la società, far fronte agli investimenti necessari che in questa finestra di mercato l'Uefa consentirà, chiudendo l'occhio del Fair Play Finanziario, e rinforzare la squadra.

Due le travi su cui poggia il progetto, nella direzione auspicata anche dai tifosi che ieri hanno ricordato il loro punto di vista con gli striscioni affissi fuori dalla sede: da una parte la conferma dei suoi gioielli più contesi, Zaniolo e Pellegrini (ovviamente al netto delle cosiddette offerte impossibili da respingere, di quelle dagli 80 milioni in su), dall'altra l'accelerazione (si fa per dire, otto anni dopo la presentazione) del progetto dello stadio su cui anche nei giorni della pandemia il fido Baldissoni ha continuato a lavorare. Questo al momento è il progetto: salvo ovviamente improvvisi ma inattesi rilanci di Friedkin.