Alla festa del gol contro il Verona El Shaarawy non era stato invitato, o meglio c'era, una volta tanto da quando era iniziata, ma era rimasto a guardare gli altri ballare: una settimana dopo il sabato qualunque, il sabato dell'italiano, due gol, contro l'uno del bosniaco, e la giornata a secco dell'argentino, che per la prima volta in carriera si è presentato sul dischetto e non è tornato al centro del campo con il sorriso sulla faccia di chi ha appena scritto il nome sul tabellino. Quello ce l'aveva Stephan, dopo la doppietta all'Udinese, e bastava per tutti: dopo 5 partite di campionato non si può parlare di classifica marcatori, ma di fatto solo Dzeko ha segnato più di lui quest'anno. Ed era solamente alla seconda da titolare, dopo i due spezzoni - 16' e 27' più recupero - giocati contro Atalanta e Inter, e il secondo tempo di mercoledì a Benevento. «Mi reputo abbastanza paziente e tranquillo - ha dichiarato nel post partita - quello che ho fatto è stato mettermi a disposizione della squadra, come sempre quando sono stato chiamato in causa. E alla fine il lavoro paga sempre. Sono contento, dobbiamo continuare così: siamo una squadra forte, e lo abbiamo dimostrato in queste partite, che da fuori potevano sembrare semplici, ma non è così: le ha rese tali la nostra interpretazione. Siamo stati bravi e concentrati, dispiace aver preso gol all'ultimo, ma resta sicuramente una partita positiva».

GOL DA BOMBER – Positiva quella della squadra, la sua molto di più: due gol belli e diversi i suoi, entrambi però da centravanti di rapina, il primo calciando di controbalzo il cross basso di un Dzeko decisivo in ogni zona del campo, anticipando di netto Behrami, il secondo andando a pressare il 26enne danese Stryger Larsen, autore di quello che voleva essere un retropassaggio per Bizzarri, ed è finito per essere un assist per il protagonista di giornata, trasformato in gol con un tocco leggero col piatto destro. Anche l'ultima volta che era finito tra i marcatori, El Shaarawy lo aveva fatto due volte: Chievo-Roma 3-5 del 14 maggio, terzultima dello scorso campionato, una doppietta che gli aveva permesso di giocare dall'inizio le ultime due. Non era una cosa così frequente: con Spalletti, nella serie A 2016-7, gli era capitato 19 volte, esattamente una ogni due giornate. Quest'anno 2 su 5, per rimettersi in media dovrebbe giocare da titolare la prossima, domenica alle 18 contro il Milan a San Siro. Non una partita qualunque, per uno che ci si ritrovò a giocare a 19 anni, dopo tre spezzoni di A con il Genoa, e un (ottimo) campionato di B con la maglia del Padova: quattro stagioni in rossonero, di cui una da campione (16 gol a vent'anni), nello stadio che lui stesso, anni fa, definì «un bufalo che ti fiata addosso per novanta minuti». Nelle dichiarazioni di ieri è stato meno poetico e più prosaico: «Per me tornare a San Siro è sempre un'emozione speciale. E poi loro hanno rivoluzionato una squadra, comprando giocatori per puntare a vincere, sarà difficilissimo».

SCAMBIO DI CORTESIE - Anche la Roma ha comprato, e con l'arrivo di Defrel, Schick e Ünder, a fronte dell'uscita dei soli Salah e Totti, lui rischia di giocare meno della scorsa stagione. Ma Di Francesco lo ha rassicurato: «Per me è un titolare, come tutti. È tra i più bravi ad andare in profondità, cosa che lo rende il mio attaccante ideale». «Mi fanno molto piacere le sue parole- ha replicato il talento di Savona - mi sento bene fisicamente ma soprattutto mentalmente. Vorrei continuare come ho finito lo scorso anno, in crescendo, ed è sicuramente merito del mister». Che ieri nel primo tempo lo ha messo sulla fascia preferita, la sinistra, quella da cui segnava i gol che erano diventati il suo marchio di fabbrica, saltando l'uomo per calciare in porta col destro, sul primo palo: 45', la doppietta, poi è passato a destra, nel ruolo in cui non voleva giocare nessuno, lo scorso anno, quando Salah stava male, o in Coppa d'Africa. «Io e Perotti preferiamo entrambi giocare a sinistra - ha ammesso - ma non vuol dire che non possiamo giocare a destra: lo abbiamo deciso ad inizio partita. Se l'allenatore ce lo chiede dobbiamo farlo e siamo in grado, perché siamo giocatori di Serie A e dobbiamo metterci a disposizione». Anche perché su quella fascia nelle prime giornate si è adattato Defrel (che dopo due partite in panchina ieri ha giocato 19', al posto di Dzeko, vedendosi respingere da Bizzarri quello che poteva essere il primo gol stagionale) e quando tornerà a disposizione dovrebbe giocarci anche Schick: le occasioni vanno sfruttate. Con la doppietta di sabato -unita ai 4 gol di maggio -El Shaarawy può dire la sua per un posto da titolare. «Mi sono sempre reputato all'altezza di essere negli undici - conclude - oggi (ieri, ndr) mi sono trovato molto bene, è un modulo che mi avvantaggia per gli inserimenti, l'attacco alla profondità e i tagli in mezzo. Questa Roma può andare lontano: è forte e ha mentalità vincente. E tra i miei obiettivi c'è anche il Mondiale».