Il miglior complimento per Di Francesco è arrivato da Delneri a fine partita: «All'intervallo ho fatto un cambio per cautelarmi contro il rischio dell'imbarcata: un conto è finire 3-1, come poi è finita, un conto 8-0. Il timore era quello». Fa un certo effetto sentire dire all'allenatore dell'Udinese che sta giocando con la Roma che tra un tempo e l'altro, col risultato sullo 0-3, la sua preoccupazione principale è stata quella di fermare l'emorragia. La storica preoccupazione dei tifosi di ogni squadra di alto livello è quella di perdere punti nella lotta per i traguardi di vertice contro le squadre di secondo piano. Ebbene, il primo concreto risultato ottenuto da Di Francesco sulla panchina della Roma è quello di aver annullato questo rischio: quattro partite contro squadre tecnicamente meno dotate, quattro vittorie, due in casa, due in trasferta, 11 gol segnati, 1 subito, peraltro al 90°della partita di ieri.

Il meno è fatto, si potrebbe dire. Ora però per i giocatori e per Di Francesco è il momento di andare a fare anche il "più". Perché le due partite contro squadre di pari livello (l'Inter di  Spalletti) e di superiore livello (l'Atletico Madrid di Simeone), non sono andate benissimo. Ma erano le prime uscite e al netto di episodi fortunati o sfortunati non si poteva forse neanche pretendere di più. Poi sono arrivate le tre sfide saltate di slancio e adesso c'è una nuova consapevolezza a confortare i tifosi giallorossi. Il calendario adesso è minaccioso: si comincia mercoledì a Baku, per la sfida di Champions League da non sbagliare se si vuole alimentare la speranza di qualificazione agli ottavi, e poi si affrontano in fila Milan, Napoli e Chelsea. Saranno questi gli esami di maturità per il gruppone romanista. È con loro che bisognerà confermare la crescita a tutti ormai evidente. È a San Siro, in Champions, con Sarri che Di Francesco dovrà confermare di aver lasciato già una traccia significativa nelle teste, nelle gambe e nel cuore dei suoi giocatori. Altrimenti tutto ciò che di buono è stato fatto vedere negli ultimi dieci giorni verrà ridimensionato dal giudizio a posteriori dei critici più spietati. Il calcio di oggi non lascia spazio a riflessioni sofisticate. Di Francesco dovrà adeguarsi.