Standard and Poor's rivede al ribasso il rating del bond della Roma da 275 milioni di euro, da BB- a B+, inserendolo in CreditWatch (un periodo di osservazione di breve durata, non superiore in genere ai 2-3 mesi) negativo, per gli effetti della pandemia da Coronavirus sull'industria calcio. Quel negativo non prelude a nulla di buono, nel senso che il rating potrebbe essere ulteriormente ribassato nel caso in cui l'emergenza sanitaria dovesse portare a danni sportivi e finanziari permanenti al movimento. Ad annunciarlo è stata la stessa Standard and Poor's, con un comunicato.

Non una buona notizia per la Roma americana che vorrebbe continuare ad avere un proprietario negli States, che arriva all'indomani di una nota positiva come quella dell'accordo tra società e squadra e staff per il taglio di stipendi che rende più leggero il bilancio del club in vista del prossimo 30 giugno, data piuttosto cruciale anche per programmare una nuova due diligence tra Boston e Houston.

Per quanto previsto da viale Tolstoj dopo l'esplosione del Covid-19, oltre che inevitabile, questo impoverimento del bond (il downgrade riguarda tutti i titoli connessi al calcio) che porta a un innalzamento del rischio non è funzionale né a Pallotta che deve vendere né - anche se non così strettamente correlato al valore della Roma - a Friedkin, il magnate californiano con sede in Texas che a febbraio aveva praticamente messo tutte e due le mani sulla Roma. Per ora non sposta nulla di molto e andrà attesa la reazione del mercato (la situazione mondiale e negli Usa in particolare è tutt'altro che rosea) nei prossimi mesi per comprendere meglio gli effetti.

Il bond, voluto da James, e non è un simpatico gioco di parole da 007, cioè un prestito obbligazionario (l'ha fatto anche la Juve a febbraio 2019 per 175 milioni) non convertibile «fino ad un massimo di 275 milioni di euro», riservato a «investitori istituzionali qualificati»,era stato emesso in estate per rifinanziare il debito, poco prima della sortita a Roma di Dan e famiglia.