Nel corso di una lunga intervista rilasciata a Il Giornale, Kostas Manolas ha parlato della doppia sfida con il Barcellona nei quarti di finale di Champions League. "Il girone ha dimostrato che siamo una grande squadra. Loro sono favoriti, ma nel calcio si gioca 11 contro 11 e non si sa mai. Messi? Guardiola ha ragione quando dice che non si può fermare, ma non bisogna fissarsi a bloccare solo lui. Ibrahimovic è l'attaccante più difficile che ho marcato, quando era al Psg. Unisce altezza, velocità, forza fisica e tecnica. Il 6-1 contro il Barça? Giocammo troppo alti e trovarono spazi facilmente".

Gli inizi da attaccante, il mercato e i sogni di fine carriera

"Ho iniziato da attaccante, tutti i bambini vogliono segnare. Un'estate sono cresciuto di 10 centimetri e sono arretrato. Volevo imitare mio zio Stellos, che è stato il miglior difensore della storia greca. Mi piacerebbe chiudere la carriera all'Olympiacos dove sono cresciuto. A volte sento il presidente per dargli consigli". Il difensore della Roma ha poi raccontato qualche retroscena di calciomercato. "Ci sono stati dei contatti con la Juve quando ero in Grecia, ma solo con il mio agente. Lo Zenit mi aveva offerto un contratto particolare, io alla fine non ho voluto firmare, ma sapevo che sarei stato bene lo stesso alla Roma. Qui sto bene e voglio vincere qualcosa con questo club che mi ha dato l'opportunità di giocare in Serie A".

Di Francesco, Totti e la lotta scudetto

Dopo aver speso parole di elogio anche per Rudi Garcia e Luciano Spalletti, Manolas ha parlato di Di Francesco. "Lui lavora molto sul pressing alto, ma non trascura affatto l'aspetto difensivo. Merita la Roma e avrà un grande futuro in questo club". Come Francesco Totti, ormai nelle vesti di dirigente "una persona umile e tranquilla, il fuoriclasse migliore che ho conosciuto. Mi ha aiutato molto sin dal mio primo minuto a Trigoria. Scudetto? La Juventus è favorita, ha due formazioni possibili, il Napoli ne ha una sola. Fa un bel calcio, ma alla fine non basta solo questo".

Ecco l'intervista integrale del Giornale a Kostas Manolas