Il gigante buono indossa la maglia della Roma. La numero 9 per la precisione. L'eroe, uno dei tanti di questi giorni un po' così, vissuti fra paure e speranze, quel Nove se lo è disegnato sulla schiena insieme al cognome del centravanti: Dzeko. Lo ha fatto per accogliere la richiesta del figlio di 5 anni, pazzo della Roma e proprio di Edin, e per caricarsi in vista dei difficili impegni che lo attendono al lavoro. Il gigante ha i piedi fatati del campione e il fisico da corazziere, che in campo lo rendono idolo dei tifosi quanto totem per i compagni.

Per gli uni e gli altri rappresenta la certezza a cui affidarsi, il finalizzatore, quello preposto a fare gol e regalare gioia. L'eroe ha la tempra di chi affronta il pericolo ogni giorno e non nega i timori che lo accompagnano, ma lotta per sopraffarli e vincere la sfida più importante. Il gigante conosce da vicino la sofferenza per averla vissuta nella sua amata Sarajevo, in tempi di guerra che per lui erano anche quelli dell'infanzia. Sarà forse per questo che è dotato di spiccata sensibilità quando si tratta di regalare sorrisi ai bambini. È sicuramente per il suo cuore d'oro che riesce a trasportare la sua vena di fuoriclasse fuori dal campo.

Così quando ieri mattina il gigante Edin ha letto la storia di Giuseppe, uno degli eroi di questo tempo, raccolta da Il Romanista non ci ha pensato un attimo: avrebbe dovuto ringraziarlo per quello che fa. Prima ha condiviso sui propri profili social l'intervista che ci ha rilasciato l'infermiere in lotta contro il Covid, usando le sue stesse parole scritte sul retro della tuta di lavoro: due, di carica e magia pura, «Forza Roma», accompagnate da un cuore giallo e uno rosso. Poi ha pensato al figlio di Giuseppe, quel bambino di 5 anni che pregava il padre di scrivere sulla sua divisa anche nome e numero di Dzeko, per trovare ulteriore forza prima di entrare in reparto. E quale miglior regalo per il piccolo Alfredo di un simbolo che unisse i suoi due eroi, quello dentro casa e quello sul campo? La numero 9 della Roma, la maglia originale del centravanti, è stata firmata, dedicata e regalata da Edin a Giuseppe e Alfredo.

Che forse Brecht tutte le ragioni non le aveva. Forse abbiamo bisogno di eroi in ogni ambito. Soprattutto in momenti come questo. Ne hanno bisogno i bambini e perfino gli idoli acclamati dalle folle, quei campioni che ti sembrano tanto lontani in periodi di normalità, ma poi scopri che così distanti non sono. E più di tutti ne ha bisogno la gente comune, ora più che mai stretta nella morsa dell'ansia. Sapere che un calciatore di livello mondiale sia accompagnato anche da animo nobile, aiuta. Avere consapevolezza che dagli ospedali, luoghi di sofferenza per antonomasia, provenga quella grinta, dà forza. Anche a chi non indossa tute e può solo ammirare.