Con il Bologna si è mostrato al grande calcio, con la Roma ha vinto lo Scudetto, il terzo della storia giallorossa. Campione d'Italia non si diventa per caso e poco conta se nella squadra tricolore non sia stato un titolare inamovibile, «c'erano giocatori più forti di me in quella difesa e, giustamente, giocavano titolari ma il mio contributo sono riuscito ugualmente a darlo per il coronamento del sogno Scudetto». La Roma acquistò Amedeo Mangone proprio dal Bologna, dopo che in rossoblù aveva disputato tre ottime stagioni. A Franco Sensi lo chiese Fabio Capello. Svariate presenze nel primo anno in giallorosso, meno nel secondo: difensore esperto, sempre pronto in caso di bisogno, era l'intellettuale del gruppo con gli occhiali e il portamento da manager, in campo deciso e risoluto, proprio come piaceva a Capello.

Domenica c'è Bologna-Roma: per Mangone è la partita...
«Senza dubbio. A Bologna sono stato bene per tre stagioni, a Roma idem per due: hanno significato tanto per me».

Sabato per chi farà il tifo?
«Sarò più felice se vincerà la Roma, per il mio amico Eusebio e per i miei figli. Mattia e Alessandro sono grandi tifosi romanisti. Quando giocavo in giallorosso erano ancora piccoli ma crescendo si sono appassionati alla Roma. La seguono spesso nelle partite non troppo lontane da casa nostra».

Che gara si aspetta?
«La Roma farà la partita perché la sua natura è quella di squadra che vuole imporre il proprio gioco. Inoltre ha bisogno di vincere perché la corsa alla Champions glielo impone. Discorso diverso per il Bologna che ha ormai poco da chiedere alla stagione: è praticamente salvo. I rossoblù aspetteranno i giallorossi cercando di ripartire,  proprio alla velocità degli attaccanti avversari dovrà stare attenta la Roma».

Chi dovrà temere di più la Roma?
«Dovrà stare attenta soprattutto a Verdi. È cresciuto tanto e penso sia pronto per una grande squadra: ha imparato a gestirsi durante la partita ed è migliorato molto nella fase difensiva. Può fare il grande salto».

La stagione giallorossa finora...
«La considero molto positiva e non capisco le critiche. È cambiato l'allenatore e di conseguenza anche il modo di affrontare le partite. Ha avuto un periodo di appannamento tra dicembre e gennaio, ma in una stagione ci può stare. Ma è terza in classifica dietro alla Juve, che obiettivamente è più forte, e al Napoli che sta facendo un campionato straordinario restando lo stesso della passata stagione. Senza dimenticare la qualificazione ai quarti di finale di Champions League dopo dieci anni. I numeri parlano chiaro: sono dalla parte della squadra e del tecnico».

Si poteva chiedere di più a Di Francesco?
«I quarti di Champions dopo dieci anni sono un traguardo, e un piazzamento nelle prime quattro lo stesso. Non mi sembra che la squadra negli anni recenti abbia ottenuto di più. Poi che Roma sia esigente lo sappiamo, ma i tifosi devono anche capire le situazioni. Eusebio ha fatto bene in piazze minori e si è adattato rapidamente in una grande realtà come Roma, nonostante fosse stato etichettato come allenatore di provincia. Ha portato la sua idea di calcio riuscendo a farsi seguire dai giocatori».

Il 4-3-3 è il sistema di gioco giusto per questa Roma?
«Secondo me sì anche se alcuni giocatori lo interpretano in maniera atipica, su tutti Nainggolan che non è propriamente un interno. Di Francesco è stato bravo ad adattare il sistema di gioco alle caratteristiche dei propri calciatori, mantenendo come base il 4-3-3». 

E Schick può fare l'esterno?
«Questo è un problema diverso. Stiamo parlando di un ragazzo che ha le potenzialità per diventare un grandissimo calciatore. Ha avuto problemi fisici e non gli si vuole dare il tempo di adattarsi. Guardate cosa succede alla Juve: quando prendono i giovani gli si concede il tempo per inserirsi, gradualmente. A Roma si pretende molto e subito, a volte è controproducente».

Che possibilità ha la Roma contro il Barcellona?
«Sessanta per cento per gli spagnoli e quaranta per cento per i giallorossi. La Roma non ha nulla da perdere. Il Barcellona è favorito ma avrà le sue difficoltà. E per la Roma giocare la prima in trasferta è un vantaggio».

Un suo ricordo di Roma?
«Mi ritengo fortunato ad aver vestito la maglia giallorossa vincendo lo Scudetto. La Roma mi ha fatto capire cosa significasse per un calciatore giocare in una grande squadra e per una tifoseria favolosa».

Il segreto di quella Roma?
«C'erano tanti campioni ma il vero valore aggiunto era Capello. Fu il mister a permetterci di fare il salto di qualità. Ora ha lasciato la Cina: sarebbe ideale come Ct della Nazionale».