Prima la salute, poi provare a immaginare un futuro. Vale per tutti, pure per il baraccone che si regge intorno a ventidue ragazzi che rincorrono un pallone. Vale quindi pure per la nostra Roma che, tra i tanti conti economici, deve mettere in ballo anche quello relativo al mercato che sarà, anche se oggi non si può neppure dire quando sarà. Il direttore sportivo Gianluca Petrachi sta vivendo questa infinita quarantena nel suo splendido Salento, cercando di anticipare quelli che saranno i temi e i numeri di un mercato che inevitabilmente sarà diverso, è certo soprattutto nei numeri, da quello a cui eravamo stati abituati negli ultimi anni. Tra le priorità che ha il ds giallorosso, ce ne è una che parla inglese.

Cioè Chris Smalling. Il centrale difensivo arrivato l'estate scorsa, tra qualche scetticismo di troppo, in prestito secco dal Manchester United per un costo a bilancio di tre milioni sulla carta a fondo perduto, cioè dopo dodici mesi tanti saluti e buon ritorno allo United. Otto mesi dopo, la situazione è cambiata, soprattutto per il fatto che il ragazzo vegano arrivato dal cielo nuvoloso e triste di Manchester, qui ha scoperto il sole, tornando a giocare ai livelli dei suoi primi anni da professionista, talmente bravo e di prospettiva che convinse un signore chiamato sir Alex Ferguson a prenderlo per il suo Manchester che non era mai stanco di vincere.

L'intenzione della Roma è rimasta la stessa, vuole trasformare il prestito in un acquisto definitivo. E anche se in questo momento tutto è cristallizzato per ovvi motivi, i contatti tra le parti non sono diventati zero. In particolare con il difensore inglese. Che, nei giorni scorsi, ha ribadito al suo procuratore e alla società che sarebbe felice di poter continuare a vestire la maglia giallorossa. Una conferma che alla Roma serviva, soprattutto alla luce di voci più o meno controllate, arrivate dall'Inghilterra nelle settimane scorse. Voci che sussurravano di un interesse di almeno un paio di club inglesi per l'acquisto del cartellino del difensore.

Due club, oltretutto, come il Tottenham e l'Everton di Carlo Ancelotti, due squadre, come tutte quelle della Premier, che non hanno troppi problemi di cash, anche se lo tsunami che ci ha investito, ha travolto pure loro. Ecco, Smalling alla Roma ha fatto sapere di essere poco interessato a un club inglese diverso dal Manchester United, con cui ha un contratto che andrà in scadenza il 30 giugno del 2022, altri due anni per uno stipendio che dice quattro milioni e seicentomila euro netti a stagione, stipendio che, pur di venire alla Roma, il ragazzo si è ridotto di circa un milione e mezzo. In sostanza per lui ok a un trasferimento definitivo in giallorosso, in caso contrario contempla soltanto un ritorno allo United.

Detto che nel mercato calcistico quello che vale oggi, domani può essere tranquillamente smentito, la cosa ha fatto piacere alla società giallorossa, rafforzandola nella sua trattativa che, prima o dopo, riprenderà col club inglese. Magari potendo pensare che, in conseguenza della pandemia che sta sconvolgendo il mondo, i numeri per l'acquisto del cartellino del giocatore saranno inferiori a quelli, venti milioni, da cui partiva il Manchester per prendere in considerazione la cessione di Smalling. E se davvero fosse così, ci si avvicinerebbe parecchio nei confronti di quella che era stata l'ultima offerta della Roma, arrivata a offrire dodici milioni più una serie di bonus (ai quali bisognerebbe aggiungere nel conteggio i tre che il club giallorosso ha già versato nelle casse del ricco club inglese). Insomma, si potrebbe e dovrebbe chiudere, con soddisfazione di Roma, Manchester e soprattutto Smalling.