Se dici Principe pensi a Giuseppe Giannini. Non ha bisogno di presentazioni, il Principe. Quindici anni con la maglia giallorossa come una seconda pelle, Capitano nel solco dei Capitani romani e romanisti, azzurro nella Nazionale di Vicini, centrocampista che sapeva fare tutto, un dopo calcio da allenatore oggi in cerca di una panchina.

Lo conosciamo da trenta anni, sappiamo che quando c'è da parlare non è tipo da nascondersi dietro le parole e per questo c'è sembrato utile farci una chiacchierata per sapere come il Principe stia vivendo e vedendo questo particolarissimo momento che coinvolge tutti noi.

Giannini, come va?
«Male ma bene».

Ci fai capire?
«Male come a tutti, visto quello che stiamo vivendo, ma bene perché a casa mia a Castelgandolfo, oltre a mia moglie, ci sono le mie due figlie e la nipotina di tre anni che mi riempie le giornate regalando a tutti un sorriso. E in questo momento un sorriso è un bene straordinario».

Come pensi si possa uscire da questa situazione?
«Aspettando e rispettando».

Rispettando cosa?
«Gli altri. Invece continuo a vedere anche troppi coglioni, consentitemi la parola, che vanno in giro, dimostrando di non aver capito niente. Solo rimanendo tutti in casa riusciremo ad abbreviare questo periodo e a battere lo tsunami del coronavirus che sta travolgendo il mondo».

Come giudichi le scelte che il mondo calcistico ha fatto in questo periodo?
«Non mi sono sembrate azzeccate. In particolare mi è sembrato che ci si sia mossi con troppa lentezza. In Italia, peraltro, relativamente. Però mentre noi avevamo già chiuso tutto, ho visto partite in Premier e Champions League con decine di migliaia di spettatori sugli spalti. È stato un errore clamoroso».

Pensi che si tornerà a giocare in tempo per poter concludere almeno i vari campionati?
«Per l'amore che ho per il calcio, mi auguro di sì, ma francamente la vedo molto complicata. Non dimenticando però la questione dei tifosi».

Che vuoi dire?
«Voglio dire che quando tutto questo sarà concluso, i tifosi come pensi torneranno allo stadio? Ci saranno conseguenze anche di questo tipo: oggi immaginare cinquantamila tifosi dentro uno stadio mi sembra un esercizio di sfrenato ottimismo. La pandemia cambierà la nostra vita anche dopo che sarà tutto finito. E mi domando pure: quando tutto sarà finito?».

Che tempi pensi ci possano essere per finire la stagione?
«Io credo che nel mese di luglio si potrebbe anche arrivare a giocare. Dopo mi sembra impossibile, anche perché si andrebbe a compromettere pesantemente anche la prossima stagione che, oltretutto, alla fine prevede i campionati Europei».

Inevitabile rinviarli?
«Inevitabile e obbligatorio. Sarebbe stato pazzesco solo pensare di poterli giocare. In Italia siamo in vantaggio, si fa per dire, sulla questione della pandemia, nel resto dell'Europa sta deflagrando in questi giorni, guardate quello che sta succedendo in Spagna. Anche per le coppe europee c'è da credere che tutto dovrà essere rinviato alla prossima stagione».

Ti sono piaciute le iniziative che ha preso la Roma?
«Molto. Ha attuato alcune iniziative davvero belle. Oggi anche regalare una mascherina è un gesto di grande umanità. Così come portare la spesa a un anziano o, anche, una semplice pacca sulle spalle. In tutto questo la Roma si sta comportando in maniera splendida».

Il calcio perderà molti soldi.
«Moltissimi. È un problema che può mettere in difficoltà diversi società. I club vedranno diminuito il loro fatturato tra il 30 e il 40 per cento se non si dovesse tornare a giocare, cosa che vorrebbe dire non assegnare lo scudetto, bloccare promozioni e retrocessioni, una cosa che mi dispiacerebbe se dovesse succedere».

Come pensi si debbano comportare i calciatori?
«Riducendosi lo stipendio. Lo avrei detto anche se fossi ancora un calciatore. Credo che succederà. Del resto i calciatori fanno parte di una categoria privilegiata, hanno stipendi molto alti, rinunciare a qualche mensilità non credo possa creare problemi insormontabili».

La Juventus ha già fatto sapere di aver trovato un accordo con tecnici e calciatori che porterà a un risparmio, sul bilancio di questa stagione, per loro di novanta milioni di euro.
«La Juventus ha anticipato tutti. Penso che lo abbia fatto anche per spronare gli altri a fare lo stesso».

In realtà, da quello che sappiamo la rinuncia degli stipendi non sarebbe di quattro mesi ma di due e mezzo che poi sarebbero spalmati nelle stagioni successive.
«Su questo non so cosa rispondere perché non conosco i dettagli dell'accordo che hanno trovato».

Che dovranno fare le società?
«Per quello che so, mi risulta che siano date appuntamento a metà aprile per fare il punto della situazione, sperando di poter ripartire per giocare a metà maggio. Ma potrà succedere soltanto se non si correrà nessun tipo di rischio. Penso che i calciatori saranno molto chiari in questo senso».

Per te l'Uefa varerà nuove regole sul fair play finanziario?
«Credo che lo dovrebbe fare. Ma soprattutto dovrebbe fare chiarezza su come funziona. Io francamente ci ho capito poco, nel senso che non sempre le regole sono state rispettate, basti pensare alla vicenda del Milan».

In questi giorni ti senti con qualcuno del calcio?
«Io non sono un tipo che ha mai curato molto le relazioni sociali. Magari sarebbe stato utile, ma sono fatto così. Io mi sento, come sempre, con alcuni ex compagni come Bruno Conti, Pruzzo, Chierico, Tempestilli, Di Carlo...».

Prima abbiamo parlato degli Europei rinviati. Che idea ti sei fatto dell'Italia di Mancini?
«Buonissima. Mi piace come Mancini la fa giocare, propositiva, brillante, veloce, con l'idea sempre di andare a fare gol. È una Nazionale che rispecchia molto il modo di vedere il calcio del nostro commissario tecnico. Aggiungo una cosa: per gli azzurri è stato un bene il rinvio di un anno degli Europei».

Cioè?
«È una squadra giovane, un anno in più di calcio potrà fare bene a tutti i ragazzi della Nazionale. Tra un anno saranno ancora più forti e l'Italia potrà fare un Europeo da assoluta protagonista».

Intanto recupererà Zaniolo.
«Mi piace molto. Lo seguivo sin da giovane quando lo vedevo giocare come quarto a centrocampo sulla fascia. Ha grande forza fisica, tecnica e coraggio. Ora si è trasformato in un esterno offensivo e in quel ruolo mi sembra vada benissimo».

Qualcuno dice che Lorenzo Pellegrini ti assomiglia.
«Al primo Giannini dico di sì, quando cioè ero un giocatore a tutto campo a cui piaceva inserirsi in fase offensiva e riusciva a fare anche qualche gol. Dopo sono diventato più centrale di centrocampo».

Quando tornerai in panchina?
«Spero presto, mi sta tornando la voglia. Se dovesse materializzarsi una buona situazione sono pronto a rimettermi la tuta. Intanto sono stato il responsabile per la Figc di un centro federale ai Castelli Romani, un lavoro che mi ha molto gratificato».

Detto dal Principe, ha il suo peso.