Fiorentina, Venezia, Udinese, Roma, Juventus, nazionale italiana, Chelsea, Sampdoria. Chi è? Non trovate la risposta? Primo indizio: non è un calciatore. Ancora niente? Secondo indizio: non è un allenatore. Nessuna lampadina si è accesa? Terzo e ultimo indizio: è italiano, non è Sarri, ha vinto l'ultima Europa League. Sì, è lui, Paolo Bertelli, fiorentino, un grande futuro dietro le spalle, uno dei migliori preparatori atletici in circolazione, in passato una prolungata permanenza a Trigoria all'epoca del primo Spalletti, un presente firmato Sampdoria dove è approdato dopo tre stagioni trascorse in Premier con il Chelsea con cui ha vinto anche un titolo e una Fa Cup. Chi meglio di lui per farci spiegare come programmare il lavoro con i calciatori costretti a uno stop imprevisto nel corso della stagione?

Paolo, come stai?
«In quarantena, come del resto ci stanno tutti gli italiani. Ed è giusto così, spero che ormai lo abbiano capito tutti. Per quello che vale, lo ribadisco pure io: rimaniamo tutti a casa».

Sei in contatto con i giocatori della Samp?
«Ovviamente sì. Abbiamo creato una chat e attraverso questa comunichiamo».

Cosa deve fare un preparatore atletico in una situazione come questa?
«Sfruttare le sue conoscenze e le sue esperienze, sapendo però che non si è mai verificato che, nel mezzo di una stagione agonistica, si è stati costretti a fermarsi. È una cosa non solo imprevista ma assolutamente inedita».

Hai dato un programma ai tuoi giocatori?
«Io, il professor Catalano e Spignoli abbiamo elaborato un programma all'inizio e ora lo stiamo modificando. Lo verifichiamo giorno dopo giorno. Con i giocatori ci sentiamo la mattina, ribadiamo il lavoro da fare e poi la sera ci risentiamo per sapere come sono andate le cose. È un lavoro di staff: siamo in tre sempre a disposizione».

È possibile per i calciatori mantenere una sufficiente condizione atletica?
«Il vero allenamento è allenarsi con la palla e tutti insieme; certo non si sta lavorando in condizioni ottimali, ma bisogna puntare perlomeno al mantenimento della condizione. Cosa che si può fare attraverso alcuni esercizi specifici».

Quali?
«Esercizi a corpo libero, spin bike che è una cyclette, elastici, dove è possibile un po' di corsa sul tapis roulant».

Ma gli attrezzi per lavorare i calciatori li avevano?
«Alcuni sì, per tutti ci ha comunque pensato la Sampdoria a fornirli. La società ha portato nelle case dei calciatori tutto quello che serviva, ognuno può seguire perfettamente il lavoro che gli viene dato giorno dopo giorno».

Quanto tempo lavorano al giorno?
«Dai sessanta agli ottanta minuti».

Tutti i giocatori svolgono lo stesso lavoro?
«Come abbiamo fatto sin dal nostro arrivo a Genova, manteniamo una parte fissa e una variabile in base alle esigenze dei singoli. È chiaro che i portieri sono quelli che devono svolgere un lavoro diverso, privilegiando lo sviluppo della forza».

I calciatori come hanno preso questa novità?
«Bene. Sanno che la situazione è questa e si sono adeguati. Nella Sampdoria ci sono solo ragazzi che sono dei seri professionisti».

Quanto potrà durare una situazione del genere?
«Questo non dipende certo da noi. Anche se è chiaro che vivere così non fa piacere a nessuno. Ma sappiamo che prima di qualsiasi altra cosa viene la salute delle persone e quindi non c'è stato nessun problema ad adeguarsi».

Non c'è il rischio che più si protrae questo stato di cose e più sarà complesso per i giocatori tornare ad avere una condizione fisica accettabile?
«Il rischio ci può stare. Non c'è letteratura. È da verificare».

E come?
«In teoria non dovrebbe essere necessario tornare a fare la preparazione come si fa quando si ritorna dalle vacanze estive e davanti c'è una stagione in cui, soltanto in campionato, devi affrontare trentotto partite».

Spiegaci meglio.
«Se e quando si riprenderà, mancheranno dodici partite alla conclusione del campionato. Bisognerà fare dei lavori specifici considerando che si giocherà in uno spazio di tempo ristretto. Comportandosi, cioè, come quando un giocatore è assente a causa di un infortunio».

Come data indicativa e molto aleatoria per la verità, è stata data quella del 2 maggio per tornare a giocare. Quanto tempo prima le squadre dovranno tornare ad allenarsi in campo?
«In base alla ripartenza del torneo, due-tre settimane di tempo di lavoro per una condizione che poi migliorerebbe partita dopo partita».

Queste tempistiche sono valide anche per quei giocatori che sono stati contagiati?
«Non ci sono precedenti, comprensibilmente a loro servirà inizialmente un periodo di adattamento».

Un eventuale finale di stagione di questo tipo che vorrebbe dire concludere a fine giugno, che tipo di conseguenze può avere poi per la stagione successiva?
«Questo è un altro tema su cui dovremo riflettere e studiare. Concludere la stagione oltre i tempi canonici e poi ripartire con la nuova, sapendo che al termine ci saranno gli Europei, probabilmente ci potremmo trovare a gestire un'annata 2020-2021 molto compressa con problematiche che a oggi non abbiamo mai affrontato».

Paolo, prima di salutarci, negli anni scorsi c'è stata la possibilità di un tuo ritorno alla Roma?
«La prima cosa che voglio dire è che alla Sampdoria sto benissimo, a Genova si lavora con professionalità, siamo tutti concentrati su noi stessi e il passato oggi non conta. Riguardo alla Roma posso dire che nei primi mesi del 2018, quando ancora ero al Chelsea, ebbi un paio di contatti con l'allora dirigenza giallorossa. Li risentii a giugno 2019 e mi dissero che i programmi erano cambiati. Cose normali che succedono nel calcio, nessun problema».