Cosa passa esattamente in queste ore nella testa di Dan Friedkin, il magnate di Houston (Texas, Stati Uniti d'America), che vuole comprare la Roma, può saperlo soltanto lui. Certo è che quando un imprenditore di successo decide, cioè pondera in ogni minimo dettaglio, di fare un investimento molto importante e lavora per mesi in quella direzione non dev'essere semplice fargli cambiare idea. Quello che sta accadendo nel mondo nelle ultime settimane, o con qualche sottovalutazione in meno negli ultimi mesi, a causa della diffusione del Coronavirus (giusto ieri definita "ufficialmente" dall'Oms «pandemia» per i dati in possesso) sta facendo improvvisamente e sensibilmente oscillare l'asse terrestre e nessuno, meno che mai un businessman d'esperienza con interessi variegati in mezzo mondo, può esimersi dal tenerne conto. Ma con equilibrio e freddezza, prim'ancora che con lucidità.

La trattativa

L'Italia, è vero, è al centro del mondo in questo momento e ha gli occhi addosso più che mai per quello che sta accadendo, ma l'eco mediatica e sostanziale arriva forte anche negli Usa, dove mentre scriviamo cresce l'apprensione per lo spargimento del covid-19 e s'innalza l'allerta. Tanto da suggerire cautela a chiunque, anche a Dan Friedkin e famiglia e, crediamo, a James Pallotta e soci. Piedi per terra. E due diligence in progress, che non vuol dire altro che si va avanti, con una sana prudenza. Sì, si era pronti a stappare lo champagne, ma il caos in cui è piombata l'economia italiana, e con lei il movimento calcio, induce a un supplemento di indagine e alla ricerca di nuove soluzioni. Del resto anche l'Uefa, che è un po' la traslazione nel pallone dell'Europa e della politica del Vecchio Continente in senso lato, sembra il mondo del calcio italiano (e una certa parte di politici nostrani) riportato a due o tre settimane fa, quando il coronavirus era soltanto una quantità idustriale di meme sul web. Incredibile che non si aprano gli occhi, neanche sforzandosi così poco e guardando il vicino. Perché che la Cina è vicina nel nostro Paese se ne sono accorti tutti molto tardi e ora occorre frenare e di molto.
Nessuna evidenza di ripensamento, dunque, di Friedkin sulla Roma al momento. Solo cautela davanti alla velocità di eventi che devono essere rimessi in ordine dalla due diligence.
Trattativa ferma per il coronavirus, quindi? «No», ha risposto Pallotta (dichiarazioni che però non trovano conferme) a Centro suono sport nella giornata di ieri. Si va avanti, quindi, si potrebbe dire. Work in progress. Allora cosa sta accadendo? «Chiedete a Dan (Friedkin, ndr) e ai suoi uomini», ha aggiunto alla radio romana. Nessuna reazione dal Gruppo Friedkin, molto attento a ciò che accade dalle nostre parti e all'attenzione che i media internazionali ci rivolgono e molto concentrato, con il pool di legali ancora al lavoro, sul deal. D'altra parte il profilo del gruppo sulla trattativa non ha mai mancato di rigore e prudenza. Quelli che servono soprattutto adesso.