E così anche il mese di febbraio è passato senza che si sia realizzato quel passo concreto che porti finalmente alla costruzione del nuovo stadio giallorosso. Eppure le parti sono, a detta proprio dei diretti interessati, vicine come non mai. Dopo gli attriti della scorsa estate, mai ufficialmente confermati ma testimoniati dalle dichiarazioni della sindaca e dei massimi rappresentanti della giunta capitolina, che sembravano portare ad un possibile dietro front della pubblica amministrazione, infatti si è arrivati via via ad un sostanziale accordo. Fatto questo che ha portato alla stesura della Convenzione Urbanistica, il contratto che legherà pubblico e privato nella costruzione del nuovo impianto, e soprattutto delle opere ad esso connesse. Convenzione che dovrà essere approvata, insieme alla Variante al Piano Regolatore Generale della città, dall'Assemblea di Roma Capitale. Passaggio quest'ultimo che ormai è atteso da quasi due anni.  

L'arrivo in aula 

E proprio sull'arrivo in aula di questi due cruciali documenti si continua a disputare la partita dello stadio. Virginia Raggi resta in attesa che qualche evento (soprattutto esterno) possa restituirle quella forza, politica, che ha via via perso nel corso del proprio mandato come sindaca. L'attuale maggioranza in Comune è poco compatta e poco propensa a rischiare di proprio per assecondare quello che ad oggi viene vissuto quasi come un capriccio della prima cittadina. Perché la verità è che i consiglieri pentastellati in Campidoglio non hanno mai gradito il progetto stadio, e soprattutto sono spaventati da possibili ripercussioni giudiziarie. Figlie dei guai in cui è incorso il patron di Eurnova, Luca Parnasi, e che hanno già coinvolto non pochi esponenti della politica romana e nazionale. Ed è per questo che Virginia Raggi ha puntato tutte le sue fiches sul passaggio di consegne proprio tra Luca Parnasi e il costruttore ceco Radovan Vitek. Tutto sembrava pronto alla fumata bianca, ma le recenti intromissioni di Gaetano Papalia, ex proprietario dell'ippodromo di Tor di Valle, hanno costretto ad una sospensione della trattativa, in attesa che vengano chiariti alcuni aspetti che rischiano di essere dirimenti. Ballano in sostanza circa 25 milioni di euro, che, sui 50 circa stimati per l'intera operazione, sono una cifra più che considerevole.

Le indicazioni che arrivano da chi sta seguendo da vicino il dossier, sono di un moderato ma fondato ottimismo. Sarebbe infatti curioso che proprio quando tutto sembrava finalmente destinato a concludersi positivamente, qualcosa possa andare (nuovamente) storto. Il giro d'affari tra la Cpi Property Group di Vitek e le società della famiglia Parnasi (Capital Dev, Parsitalia e Eurnova) è di oltre 500 milioni di euro, ed è fortemente sponsorizzato da Unicredit (che così si libererebbe dell'esposizione dei Parnasi). Improbabile che salti per 25 milioni di euro. A testimoniare le sensazioni positive dei diretti interessati ci sono anche le manovre della nuova proprietà giallorossa. Friedkin ed il suo gruppo hanno già vagliato l'area di Tor di Valle ed il progetto presentato dai giallorossi, esprimendo il proprio gradimento. Addirittura il magnate di Houston sarebbe andato lo scorso dicembre in Qatar per incontrare i rappresentanti del Josoor Insitute, fondo che si occupa di sport negli Emirati, proprio per parlare del futuro impianto del club. Insomma non resta altro che attendere, ancora una volta, che la prima tessera del grande domino sullo stadio cada, scatenando quell'effetto a cascata che porterà al via libera finale. E l'impressione è che davvero non manchi molto.