Se Eusebio Di Francesco resta forse l'unico allenatore di una squadra italiana capace di affrontare il Barcellona di questi anni andando a pressarlo altissimo e riuscendo nell'impresa di batterlo nel suo stesso contesto tattico, l'Europa continua a indicare la strada dove devono prima o poi approdare tutte le squadre che vogliono scrivere pagine di storia. In Champions, ma a questo livello è così anche in Europa League, non c'è spazio per gli speculatori.

Le italiane lo hanno capito, chi più (vedi l'Atalanta), chi meno (vedi il Napoli di Gattuso) e mentre la Juventus a Lione si sveglia solo nel finale, quando è troppo tardi per recuperare, e il Manchester City di Guardiola va sotto a Madrid ma poi recupera e trionfa con la forza del gioco, la Roma si appresta ad affrontare i non irresistibili belgi del Gent puntando sulle armi che Fonseca conosce meglio: «Non siamo qui per difendere il gol dell'andata. Siamo qui per provare a giocare nella metà campo del Gent e segnare qualche gol».

Va dato atto all'allenatore portoghese di aver mantenuto la barra dritta nel momento in cui la tempesta consigliava di rientrare in banchina. E invece niente: Fonseca non ha mai chiesto ai suoi di limitare le sortite offensive, ai terzini di non alzarsi, ai difensori di non giocare dal basso. Semmai ha cercato correttivi adatti alla singola partita e contro il singolo avversario.

L'ultima trovata, quella di allargare Veretout a destra in impostazione per consentire ai terzini di alzarsi subito, potrebbe tornar buona anche stasera. E in ogni caso la Roma ha piano piano ritrovato se stessa senza snaturarsi. Stasera dovrà arrivare l'ultima controprova. Non che poi non conteranno le partite successive. Ma se dopo la vittoria dell'andata e la goleada al Lecce arrivasse oggi la terza prova consecutiva (con)vincente allora si potrebbe dire che la crisi d'identità sarebbe definitivamente alle spalle.

Questo si chiede stasera: di mostrarsi spavaldi, solidi, sicuri, senza lasciar nulla d'intentato su ogni pallone da giocare, come è stato nei primi trenta minuti contro il Lecce quando finalmente s'è vista la volontà della squadra di rientrare nei binari giusti. È un momento delicato questo, per la squadra e per la società, tra capitalizzazioni, cda e la probabile ufficialità del passaggio delle quote azionarie.

Sarebbe importante non abbassare il livello di competitività proprio in questo momento e trovarsi fuori dalle competizioni europee già a febbraio rappresenterebbe uno smacco. Dodici volte nella sua storia europea la Roma ha affrontato una gara di ritorno con vantaggio di un 1-0 all'andata e per undici volte è andata bene. Serve la dodicesima.