Tredici minuti gli sono bastati per conquistare il pubblico dell'Olimpico. Quel guizzo con cui Carles Perez ha regalato una preziosissima vittoria in Europa League gli ha consegnato l'affetto del nuovo pubblico, che aveva avuto già modo di ammirare sprazzi del suo talento nella precedente gara casalinga, con il Bologna. In quell'occasione però lo spagnolo è subentrato a risultato già compromesso (come nelle altre due circostanze in cui è stato messo dentro a partita in corso) e pur risultando fra i più attivi, ha potuto fare poco per evitare la sconfitta.

Col Gent invece ha giocato dall'inizio e alla fine è stato il migliore in campo, confermando peraltro la sua straordinaria media europea: due presenze nelle coppe e due gol, entrambi decisivi. Sintomo che quando viene schierato fra i titolari, ha la capacità di fare male: anche oggi comincerà dal primo minuto e chissà che non mantenga lo standard realizzativo anche in campionato.

Il primo dei due centri risale alla prima parte della stagione, quando il torneo si chiamava Champions e la maglia che indossava era quella del Barcellona. Ma lo spagnolo non ha rimpianti e lo ha espresso con chiarezza in una recente intervista concessa al Mundo Deportivo: «Il Barça è il mio passato adesso, il mio presente è a Roma e voglio essere un giocatore importante qui. Si parla molto della cantera, ma poi non si ha pazienza con i giovani. Non ho un brutto ricordo, solo non ho gradito i modi. Sono grato ai blaugrana per tutto quello che mi ha dato, ciò che ho appreso lo so grazie a loro e questo mi ha permesso di arrivare in un grande club come la Roma».

In giallorosso è arrivato alla fine del mercato di gennaio, capitando nel momento meno brillante della stagione ma allo stesso tempo calandosi subito col piglio giusto nella nuova realtà, a prescindere dalla rete di giovedì scorso, che comunque gli ha regalato sensazioni positive: «Indescrivibile quello che ho provato con i tifosi. Ho avuto l'opportunità di giocare come titolare e ne ho approfittato. Noi attaccanti abbiamo bisogno di sicurezza e autostima e quale modo migliore di segnare per averle. Sono molto contento di aver aiutato a vincere».

La sua freschezza - probabilmente anche mentale - gioca a suo favore nelle scelte di Fonseca, che in questa fase più che mai ha bisogno di giocatori in fiducia e soprattutto sgombri da paure. Perez ha poi rivelato un retroscena del suo passaggio in Italia che riguarda il ruolo avuto dal tecnico portoghese nella trattativa: «Avevo molto offerte dalla Germania, dall'Italia e dalla Spagna. Mi ha chiamato mister Fonseca, ho parlato con lui e quando un allenatore ti chiama è perché ha tanta fiducia in te. Mi ha convinto per quello che mi ha detto e trasmesso. Ho pensato al club, alla squadra, alla città e mi ha convinto. Non mi sono sbagliato e ora sono entusiasta di stare qui»