Clausola per clausola. Ma senza che il deal sia minimamente in dubbio, come qualcuno ha fatto sospettare. Dan Friedkin e il suo gruppo acquisteranno la Roma (per certi versi l'hanno già acquistata), raccogliendo l'eredità di James Pallotta e del suo gruppo. Nel recente blitz degli uomini che lavorano per un signore che colleziona aerei vintage, il preliminare d'acquisto di fatto è stato sottoscritto. C'è l'accordo, per la verità da un pezzo, ma come succede in tutte le contrattazioni che vedono il passaggio di assegni con molti zeri, c'è tutta una serie di adempimenti da dover espletare prima della fumata bianca, propedeutica, poi, alla successiva chiusura.

Tra questi adempimenti c'è una serie di clausole che prima devono essere accettate da entrambe le parti e poi inserite nei vari contratti (dodici) d'acquisto. Clausole che sono state definite nel corso degli incontri della passata settimana nella sede della Roma a via Tolstoj e che ora devono essere discusse dai legali delle parti. Che, ovviamente, dopo riferiscono a chi li paga, avendo come obiettivo quello di trovare il punto d'incontro giusto per poi poterlo inserire nel contratto. Facciamo un esempio per capirci: recentemente la Roma ha perso una causa con l'avvocato Lubrano, causa risalente alla precedente proprietà (non Unicredit). All'epoca del passaggio della Roma a Pallotta and partners, quella causa fu inserita nel contratto d'acquisto come, appunto, una clausola, che prevedeva, nel momento di una sentenza negativa, che l'ottanta per cento del dovuto sarebbe stato a carico di Unicredit. Così è stato.

Anche adesso, quindi, ci sono alcuni aspetti che devono essere puntualizzati, aspetti che ovviamente possono andare a incidere sul prezzo d'acquisto della Roma, prezzo che si aggira tra i settecentocinquanta e gli ottocento milioni (al momento di cifre a proposito ne stanno circolando una multitudine) da cui detrarre il debito consolidato (duecentosettantadue milioni) e il deliberato aumento di capitale sociale (circa centotrenta milioni). Tra le clausole in ballo, c'è anche quella che prevede una risposta definitiva sulla vicenda dello stadio, risposta che Pallotta sta aspettando da otto anni. In caso, come ovviamente tutti ci auguriamo, di risposta positiva, è conseguenziale che gli oltre ottanta milioni spesi per il progetto e l'iter burocratico, in qualche maniera dovranno essere ripartiti tra chi vende e chi acquista.

C'è poi, per esempio, l'aspetto dei risultati della squadra. Una qualificazione in Champions League darebbe un valore di fatturato alla prima Roma di Friedkin migliore di quello con una nuova partecipazione all'Europa League. È una differenza, considerando soltanto i gironi di qualificazione, valutabile intorno ai quarantacinque milioni di euro e su questi soldi le parti in questi giorni dovranno trovare un punto d'incontro, cioè uno sconto sul prezzo d'acquisto in caso di addio Champions, oppure un aumento del prezzo in caso di accesso della Roma alla coppa con le grandi orecchie. Ci sono poi tutta una serie di cause di lavoro ancora in corso (una anche di Gabriel Omar Batistuta) che non sono ancora arrivate a una sentenza e su queste le parti dovranno ragionare per sapere come ci si dovrà comportare, in caso di sentenza negativa, nel momento che bisognerà pagare. Secondo chi è dentro il deal, ci vorranno ancora due-tre settimane prima che si arrivi alla definizione di tutte le clausole. A quel punto sarà firmato il preliminare, ultimo atto prima del definitivo closing.