AS Roma

«Sono ancora vivo, a Totti dico grazie di essere rimasto a Roma»

L’autore del famoso striscione “Speravo de mori’ prima” al Romanista: “Una frase che non aveva nulla di comico, poi il 28 maggio ha concluso tutto come nelle favole”

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
16 Febbraio 2018 - 07:30

Lui lo ha pensato davvero, quel giorno, «non c'era niente di comico» nel suo striscione. Giovanni Lazzarini, uno dei ragazzi del Gruppo Barilla («perché siamo nostalgici»), della Tevere, ideatore dello striscione "Speravo de mori' prima", dedicato a Totti ed esposto all'Olimpico il giorno del suo addio al calcio, il 28 maggio 2017. Una frase nata «spontaneamente», qualche giorno prima di Roma-Genoa, un «terribile giorno di una settimana struggente».

Giovanni ha dieci anni in meno di Totti, che lo ha «accompagnato per tutta la vita»: «Volevamo fare qualcosa in suo onore, è stato il primo striscione del nostro gruppo. Era un'idea allo stesso tempo semplice, esplicita e profonda. Era troppo giusta». Vince, Fetespia e Manzo gli altri amici di stadio, insieme ad Andrea, che era un po' scettico: «Bella idea - gli disse - ma mi pare troppo forte». «Finiremo in tv…», scherzò Giovanni.

Poi durante la giornata i ragazzi quasi si dimenticarono dello striscione: «S'è rischiato che non lo vedesse nessuno, eravamo frastornati e ci stava passando di mente. Lo abbiamo esposto proprio all'ultimo, quando c'è stato il giro di campo». Ma del successo mediatico nessuno aveva immaginato del tutto la portata: «Io ero davvero affranto, non è che mi importasse più di tanto. Poi ovviamente mi ha fatto piacere, ma è finita lì». Che cosa avrà pensato Totti, Giovanni non se l'è chiesto, lui voleva solo mandargli un messaggio: «Ho visto che è stato condiviso sulla pagina ufficiale del Capitano, spero gli sia arrivato».

E ora, che può mandarne un altro attraverso Il Romanista non ci pensa un attimo: «Voglio dirgli che non mi sono ammazzato… - scherza - La speranza mi è tornata quando ha deciso di rimanere come dirigente. Avrei voluto che continuasse sempre a giocare, anche poco. Poteva farlo, forse, anche altrove. E l'avrei compreso. Ma ammetto che con il 28 maggio si è chiuso tutto nel modo ideale». Come nelle favole.

   

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