L'intervista

De Rossi: "Il mio vero ritiro è stato l'ultimo giorno a Trigoria"

Il centrocampista si racconta dopo il suo ritorno a Roma: "Il fisico è logoro, dovevo dire basta. Il periodo dell'addio di Totti è stato un incubo"

Daniele De Rossi il giorno del suo addio alla Roma, di LaPresse

Daniele De Rossi il giorno del suo addio alla Roma, di LaPresse

La Redazione
11 Febbraio 2020 - 08:51

Daniele De Rossi torna a parlare per la prima volta dopo il suo ritiro dal calcio giocato e lo fa attraverso una lunga intervista rilasciata a Paolo Condò per il mensile GQ. "Il mio vero ritiro è stato l'ultimo giorno a Trigoria - dice il centrocampista di Ostia - Uscendo dalla mia camera per andare allo stadio Olimpico ho pensato: è l'ultima volta che chiudi questa porta. E lì mi è parso di tremare. Devastante".

Dal quel 26 maggio, data della sua ultima partita con la Roma, le voci sulla sua ultima squadra da calciatore si sono rincorse per tutta l'estate: "Di offerte per continuare a giocare in serie A ne avevo parecchie, ma non ho voluto aggiungere un'altra maglia italiana a quella della Roma, mi pareva di sprecare una storia bellissima. Il Boca è sempre stato un sogno per me è stato un onore".

L'avventura di De Rossi in Argentina è durata poco, fino alla decisione maturata lo scorso dicembre di dire basta: "Quando sto bene sarei ancora in grado di giocare nella Roma, nel Boca, ma non succede quasi mai. Ho 36 anni, il fisico è logoro, di soldi ne ho abbastanza: meglio tornare. Si è parlato di gravi problemi di mia figlia Gaia. Non c'è nulla di particolare. Semplicemente ha 14 anni ed è normale che abbia bisogno di avere il papà vicino. Siccome si sa che il rapporto fra me e sua madre ha vissuto momenti faticosi, qualcuno si è immaginato chissà che".

Inevitabile un passaggio sul rapporto con Francesco Totti, che proprio ieri ha annunciato il lancio della sua nuova attività di procuratore: "Abbiamo giocato vent'anni assieme, ci siamo abbracciati dopo i gol, ci siamo frequentati fuori dal campo, abbiamo avuto anche delle sonore litigate, è capitato di non parlarci per un mese, pure l'anno scorso, ma poi è sempre finita a risate. Vita vera, non recitata».

De Rossi torna anche sul tormentato addio del Dieci: «È un periodo che ricordo come un incubo. Mi sentivo come il bambino che assiste ai litigi tra mamma e papà. Di Totti le ho detto, con Spalletti ho condiviso tanto, ci siamo pure scannati ma conservo grande stima per lui. Mi infastidiva l'assurdità della situazione: la squadra vinceva eppure Spalletti veniva fischiato, dall'altro lato qualcuno si azzardava a dire che Totti non volesse il bene della Roma"

E De Rossi non chiude alla possibilità di una collaborazione con il ct dell'Italia Roberto Mancini: "Abbiamo un rapporto eccellente. il fatto di non aver lavorato assieme non ha diminuito la stima reciproca, anzi. Fra i discorsi che abbiamo fatto tempo fa, non in gennaio intendo, una porta azzurra era socchiusa".

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