Era cominciata con il saluto all'amico Sinisa che se la è vista brutta in questi mesi, la serata di Aleksandar Kolarov, tornato titolare dopo due partite giocate da Spinazzola. A inizio ripresa ha provato la solita finta, il difendente non ha abboccato, e si è levato un brusio, in particolare dalla Tribuna Tevere. E il serbo, che con i tifosi qualche battibecco lo aveva già avuto nel corso della sua esperienza romanista, ha fatto un gesto con la mano (e c'è chi dice anche altro...) come a dire: alzate la voce, non vi sento. E i tifosi lo hanno preso in parola, cominciando a fischiarlo ogni volta che gli arrivava la palla, con intensità sempre maggiore. Il diretto interessato, a fine gara, ha detto di non aver sentito nulla.

E pensare che la serata era cominciata così bene, con cori e tifo intenso, e ancor prima con l'omaggio a Ruggiero Rizzitelli: l'attaccante pugliese, ora opinionista di Roma Tv, tra il 1998, quando arrivò dal Cesena e il 1994, quando passò al Torino (due anni, prima di andare a vincere il campionato tedesco col Bayern Monaco), ha segnato 55 gol, neppure dieci l'anno, coppe incluse, eppure, a forza di dare l'anima in campo, si è fatto amare in un modo che giocatori con più talento si sognano. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, è tutto riassunto in quello che è successo prima del derby, quando la Roma lo ha fatto entrare sulla pista d'atletica, prima del calcio d'inizio, per mandarlo, con tanto di annuncio dello speaker, sciarpa in mano, a prendersi gli applausi sotto la Curva Sud. Gli applausi sono stati forti, Rizzitelli si è commosso fino alle lacrime, battendosi il petto sotto la Curva, che ha alzato ancora di più il volume. E che ieri lo ha omaggiato con un lungo striscione, in tre parti: «Urla ancora alla tua gente / la rabbia di chi non si arrende / Rizzitelli uno di noi».

Poi, verso il quarto d'ora del primo tempo, uno striscione dedicato ai tifosi biancocelesti, uno di quelli dall'aspetto vintage, con scritta rossa su drappo color oro: «Laziale non parlare di religione / piuttosto quando torni in azione?». All'intervallo i primi fischi, nella ripresa lo strappo con Kolarov, al resto della squadra non va meglio, visto che poco prima del cartellone per il recupero si è alzato il coro: «Fuori le palle, tirate fuori le palle...». A fine partita fischi, e altro coro. «C'avete rotto er c...». E la squadra è rimasta qualche secondo spiazzata, qualcuno è rientrato negli spogliatoi, Dzeko ha guidato i 4-5 che erano rimasti verso la Curva Sud, mimando un applauso per ringraziarli del tifo, che non è certo mancato. Per ultimo, quando gli altri rientravano, è andato Kolarov, dopo aver lasciato la maglietta a un avversario. Pure lui, come gli altri senza avvicinarsi troppo: qualche secondo sulla trequarti, poi via nel sottopassaggio.