L'incubo sembra non finire, all'Olimpico i 32000 spettatori restano gelati osservando stavolta un ottimo Bologna (con mezza squadra fuori e cinque under 23 in campo) passeggiare tra le rovine della Roma, svanita a capodanno e incapace di reagire alle recenti, inattese difficoltà dopo il derby dominato ma solo pareggiato: così arriva la quarta sconfitta su 6 partite di campionato (oltre all'eliminazione dalla Coppa Italia), con le rivali che oggi potranno allontanarsi, la prospettiva di affrontare sabato prossimo l'Atalanta a Bergamo, col rientro di Pellegrini e l'assenza già sicura di Cristante, ieri espulso proprio nel momento di massimo sforzo. Il Bologna ha meritato la vittoria, non ha aspettato bassa la Roma, ma ha provato persino a dominarla (possesso palla del 53% nel primo tempo, con nove tiri contro cinque), ha segnato sempre quando ha avuto gli spazi giusti soprattutto attaccando a sinistra, nella zona in cui Fonseca ha preferito il fantasma di Santon a Brunetto Peres, ironica icona della Sud, che non saprà difendere, come ha spiegato l'allenatore a fine partita, ma in mezz'ora della ripresa ha fatto molto più della disastrosa ora del compagno. Le reti del Bologna sono arrivate tutte da là, in apertura con Orsolini, capace di trasformare l'assist di Barrow, e poi due volte proprio con il gambiano in prestito dall'Atalanta, manco fosse Neymar. L'1-1 era arrivato su autogol di Denswil, il 2-3 della speranza è stato invece opera di Mkhitaryan, su assist di Perez, forse uno dei migliori con lo stesso Peres e Perotti, in un secondo tempo che aveva fatto addirittura credere nella rimonta, un po' come a Reggio Emilia a un certo punto: ma lì arrivò il gol di Boga, stavolta l'espulsione di Cristante, autore di un brutto fallo su Orsolini. E così la Roma nel finale, impostata su un temerario 3231 con la linea difensiva composta da Peres, Smalling e Kolarov (beccato ripetutamente dalla Tevere dopo un suo gesto polemico), ha rischiato di prendere il quarto più che fare il terzo e così la partita è finita tra i fischi del pubblico spazientito.

Fonseca aveva deciso di giocarsela dando nuovamente fiducia alla cosiddetta vecchia guardia, in qualche modo assecondando le parole di Dzeko dopo la sconfitta di Reggio Emilia, ma si è capito subito che il male della Roma non riguarda l'età anagrafica dei giocatori, ma forse il loro valore assoluto e l'idea stessa di squadra che troppo spesso ormai viene a mancare. Santon è sempre stato in affanno con Barrow (ma ci voleva tanto a prevederlo?) e Kolarov è stato utile solo nell'azione del gol del pareggio. La confezione stessa dei due gol del primo tempo del Bologna ha evidenziato ancora una volta le difficoltà tattiche della Roma nelle transizioni negative: è bastato perdere una palla in avanti con i due terzini ovviamente contemporaneamente proiettati in avanti, e sulla ripartenza mancina Barrow al 16' ha costretto Mancini a uscire dalla sua parte, ha calciato di esterno destro in area il suo invito per Palacio, Smalling che era in vantaggio ha clamorosamente fatto passare il pallone e alle sue spalle Orsolini, tutto solo, ha potuto battere a rete perché Kolarov non aveva ovviamente fatto in tempo a rientrare.

Tutto già visto e partita già in salita dopo un quarto d'ora davvero brutto, con la Roma contratta e impaurita, e un paio di incursioni (una per parte), ben controllate dalle difese. Dopo il gol la squadra giallorossa ha provato a scrollarsi di dosso le paure e ha costruito un paio di occasioni ben confezionate, lasciando però altrettante iniziative ai bolognesi che hanno fatto scorrere tanti brividi in più rispetto a quelli provocati dalla rigidissima temperatura. Poi all'improvviso è arrivato il pareggio, stavolta dopo azione tambureggiante sfociata a sinistra per Kolarov, sul cui tracciante Dzeko ha ciccato la deviazione e alle sue spalle Denswil, impaurito per l'arrivo di Ünder e forse nel tentativo di deviare in corner, ha battuto Skorupski. Neanche il tempo però per gioire e provare a ripartire alla ricerca del vantaggio che il Bologna si è ritrovato sopra, grazie a un'altra iniziativa di Barrow che ha prima saltato Santon e poi ha calciato forte e a giro, e il romanista ha improvvidamente deviato la traiettoria, alzandola alle spalle di Pau Lopez, inerme. Roma nel panico e Bologna senza pietà: così solo per fortuna e per la bravura di Lopez Svanberg e Palacio non hanno trovato il 3-1 che avrebbe già chiuso il conto nel primo tempo.

Ma poi ci ha pensato ancora Barrow in apertura di secondo, con la solita azione partita con la difesa romanista in affanno e i due terzini alti: l'attaccante ha ubriacato Mancini con una finta, ha evitato il ritorno di Santon (che per non rischiare l'intervento si è addirittura fermato) e ha battuto con un piattone aperto Pau Lopez. Fonseca è corso ai ripari inserendo Carles Perez al posto dell'inguardabile Ünder e poi Bruno Peres per Santon e per un po' la Roma è sembrata più sensata, attaccava senza lasciare voragini alle spalle e attentava alla porta di Skorupski con azioni avvolgenti e conclusioni ficcanti (di Perez, Dzeko e Perotti). Un rigore che sembrava sacrosanto (cintura di Svanberg, già ammonito, su Mkhitaryan) è stato negato per via di un precedente fuorigioco di Peres, ma poi ancora Bruno ha trovato l'ispirazione per crossare in area e l'armeno stavolta di testa ha infilato l'angolino. Mancavano ancora venti minuti, si poteva sperare. Poi l'errore decisivo di Fonseca: per dare nuovo impulso offensivo ha scelto di inserire Kalinic non togliendo Cristante, come sembrava ovvio, ma Veretout. E un minuto dopo l'ex atalantino ha colpito col piede alto la caviglia di Orsolini entrando in netto ritardo su un contrasto, così l'incerto arbitro Guida stavolta non ha avuto incertezze e ha mostrato subito il rosso. In dieci la Roma ci ha provato lo stesso, ma ha rischiato soprattutto di subire il quarto gol. Ed è uscita dal campo tra i fischi della sua gente.