Il tanto bistrattato calcio moderno - piaccia o no - porta spesso a cambiare colori e casacca: vale per i calciatori, ma anche per dirigenti e allenatori. Si va avanti e si inizia una nuova avventura, anche se non sempre è facile dimenticare i trascorsi, soprattutto se questi sono stati in giallorosso.

Ne sa qualcosa Walter Sabatini, che oggi tornerà allo Stadio Olimpico da avversario: non è la prima volta, di recente ha già incrociato la Roma («il mio amore più grande», come l'ha definita in più di una circostanza) nelle sue brevi esperienze all'Inter e alla Sampdoria. Per il diretto sportivo non potrà mai essere una partita come tutte le altre, perché in giallorosso ha giocato prima e costruito squadre poi, quando la proprietà americana lo ha fatto tornare nel 2011. Cinque anni, prima del divorzio consensuale che dà il via alle peregrinazioni nel Nord Italia del dirigente. Con un rammarico, quello di «non essere riuscito a vincere un trofeo» mentre era nei quadri dirigenziali del club di cui è sempre stato tifoso.

A Bologna ha ritrovato Claudio Fenucci, amministratore delegato della Roma dal 2011 al 2014, che ora ricopre lo stesso ruolo in Emilia. Voluto in rossoblù da Tacopina, è stato confermato anche quando il magnate statunitense ha fatto un passo indietro e lasciato tutto nelle mani del canadese Joey Saputo.

Come Walter Sabatini, ha un passato da calciatore giallorosso anche Sinisa Mihajlovic, portato in Italia proprio dalla Roma: acquistato per 8,5 miliardi di lire dalla Stella Rossa nel 1992, il difensore serbo resta nella Capitale per due stagioni, totalizzando 69 presenze e 7 reti. Nella sua carriera da allenatore c'è un anno e mezzo alla guida del Torino, dal maggio 2016 al gennaio 2018: lì, il tecnico lavora a stretto contatto con Gianluca Petrachi, all'epoca direttore sportivo del club granata. Un rapporto all'insegna della collaborazione nella costruzione della rosa e che, la scorsa estate, aveva portato alcuni addetti ai lavori a ipotizzare un arrivo del serbo sulla panchina giallorossa.

Dopo il rifiuto di Conte e la decisione di Gasperini di rimanere all'Atalanta, si è parlato anche di Mihajlovic, ma alla fine Petrachi ha optato per Paulo Fonseca. Oggi non sarà in panchina all'Olimpico perché ricoverato di nuovo al Sant'Orsola di Bologna per una terapia antivirale a cento giorni dal trapianto di midollo, ma sarà di certo presente con lo spirito a bordocampo.

Tra passato e presente

Sarà invece regolarmente tra i pali Lukasz Skorupski, un altro che Roma e la Roma le conosce piuttosto bene. Acquistato proprio da Sabatini nel 2013, prelevato dal Gornik Zabzre, il portiere polacco non è però riuscito a imporsi in giallorosso, chiuso prima da De Sanctis e poi da Alisson. A giugno di due anni fa il passaggio al Bologna, a fronte di nove milioni di euro e il cartellino di Antonio Mirante.

Che oggi sarà in panchina, a differenza di Amadou Diawara: il guineano ha mosso i primi passi nel calcio che conta proprio a Bologna nel 2015-16. Una sola stagione, sotto la guida di Delio Rossi prima e di Donadoni poi, che gli è bastata per attirare su di lui le attenzioni del Napoli. Nell'estate del 2016 proprio Sabatini stava trattando con i rossoblù per portarlo a Roma, ma alla fine a spuntarla è stato il club campano. Ma evidentemente era destino che Amadou si vestisse di giallorosso. Il recente ko, però, gli impedisce di ritrovare la sua ex squadra.

Di recente, Roma e Bologna si sono sfidate sul mercato per Roger Ibanez: Sabatini stava per regalarlo a Mihajlovic per la seconda parte, ma alla fine l'ha spuntata la Roma, facendo un vero e proprio sgambetto all'ex ds giallorosso. Ma in "guerra" e in amore tutto è permesso.